I dieci motivi per rendere il Piemonte una food valley

La Regione aderisce alla petizione promossa da World food capital

REGIONE Il settore economico genera, ogni anno, 8 miliardi di euro. Sono attive 50.600 aziende agricole che coltivano 900mila ettari, di cui 49mila a biologico. Quasi 4.390 imprese, pari al 7 per cento del totale nazionale, operano su questo territorio, insieme a 11.618 negozi alimentari e 28.028 bar e ristoranti per un totale di 242.000 addetti.

Il comitato promotore Torino Piemonte world food capital ha individuato una lista di dieci motivi per sostenere l’iniziativa.

1) Langhe Roero e Monferrato patrimoni dell’UnescoLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley

I Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio Unesco dal 2014, sono sei aree di eccellenza, che si estendono per 10.789 ettari lungo dolci colline coperte da vigneti a perdita d’occhio, inframmezzati da piccoli villaggi di altura e castelli medievali. All’interno dei confini delle Province di Alessandria, Asti e Cuneo, da secoli la viticoltura costituisce il fulcro della vita economica e sociale.

2) 58 vini dop e 25 prodotti alimentari dop, igp e stgLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 1

Il Piemonte conta 25 prodotti a marchio controllato, di cui 14 dop, 9 igp e 2 stg, e 58 vini dop ai quali si è aggiunto, nel 2019, il Nizza dop. L’impatto economico dei prodotti dop, igp e stg è di grande rilievo per l’intera regione: nel 2019 sono valsi all’economia locale 1,31 miliardi di euro, con un aumento di 90 milioni rispetto all’anno precedente. Di particolare rilievo il formaggio, su cui il Piemonte vanta 10 certificazioni (di cui 7 esclusive regionali), la frutta (33) e le carni (3)

3) I mercati alimentari di Torino

I mercati dei contadini e quelli di alimenti freschi sono presenti in ogni provincia del Piemonte. In particolare, a Torino sono 42 quelli organizzati quotidianamente. Di questi, 38 ospitano i banchi di vendita diretta di agricoltori e allevatori.La Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 1

4) Enoteche regionali e botteghe del vinoLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 2

Il Piemonte, con la legge regionale n. 37 del 1980, ha istituito 14 enoteche regionali e 34 tra botteghe del vino e cantine comunali, ospitate presso castelli e dimore storiche nei principali territori viticoli piemontesi.

5) Il riso di VercelliLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 3

Nel vercellese vengono coltivate più di cento varietà di riso, tra cui il Baraggia Biellese e Vercellese, l’unica Dop italiana dal 2007. Presente nella zona di Vercelli a partire dal Rinascimento, la coltivazione  ha contribuito alla bonifica del territorio. Nel 2019 le esportazioni del riso di Vercelli sono aumentate del 7,8 per cento, che ha portato il distretto a conseguire un nuovo traguardo massimo di esportazioni pari a 243 milioni di euro.

6) Aziende agrituristicheLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 5

In Piemonte sono presenti 1.316 aziende agrituristiche autorizzate, di cui due terzi localizzate in zone collinari, poco meno di un quinto in montagna e la restante parte in pianura. Oltre la metà si occupano anche di somministrazione di alimenti e ristorazione. Cuneo è la provincia che conta il maggior numero di agriturismo coprendo circa un terzo del totale.

7) 25 ecomusei e 6 musei dedicati al ciboLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 7

Il territorio piemontese presenta una ricca rete di musei, che contribuisce alla valorizzazione e diffusione della conoscenza legata alla cultura del cibo. Tra questi, sono 6 i musei tematici e 25 gli ecomusei. Nel 2019, gli ecomusei della Regione Piemonte sono stati visitati da 29.239 persone.

8) Quasi mille sagre e fiere agroalimentari nazionali e internazionaliLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 3

Degna di nota sul suolo piemontese è anche la rete di sagre e fiere agroalimentari promosse dalla Regione. Queste costituiscono un’importante vetrina di promozione del territorio e delle sue risorse: prodotti, territori e paesaggi, enogastronomia, agricoltura, storia, tradizione e cultura. Nel 2019 nella Regione Piemonte si sono svolte otto manifestazioni fieristiche internazionali, 34 nazionali, 57 regionali e 246 locali, a testimoniare la vivacità di un comparto che occupa un significativo ruolo nel mantenimento e nello sviluppo del sistema economico regionale. A questi numeri si aggiungono i 512 appuntamenti delle sagre e fiere-mercato regionali, che tradizionalmente offrono diversificate occasioni di svago e di turismo e che, tutte, vivono di un nucleo centrale legato ad agricoltura o enogastronomia.

9) 36 presidi Slow food in PiemonteLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 6

Sono 36 i presidi Slow Food, ovvero tutti quei prodotti, lavorazioni tradizionali, razze autoctone che rischiano di scomparire in Piemonte. Attorno ai sapori che rischiano di estinguersi, quindi, Slow Food ha creato una comunità di contadini, artigiani, pastori, pescatori, ristoratori, che si prendono cura delle tradizioni alimentari del proprio territorio, preservando la biodiversità, tramandando tecniche di produzione e mestieri in via di estinzione.

10) Istruzione e formazione: dalle scuole superiori a università e masterLa Regione aderisce alla petizione per rendere il Piemonte una Food valley 8

Gli studenti piemontesi che intendono dedicarsi al settore alimentare hanno una vastissima possibilità di scelta: nella regione si contano, infatti, 55 istituti professionali e alberghieri, dedicati ad agricoltura ed enogastronomia, e un Liceo Linguistico con curvatura artistica ed enogastronomica, nato dalla collaborazione tra il liceo Madre Mazzarello, Fondazione Torino musei e Slow food. L’Università degli studi di Torino offre 24 corsi di laurea. Ha, inoltre, 3 corsi di dottorato e 5 Master con focus su tematiche agrarie, biologiche, veterinarie e alimentari. Il Piemonte ospita poi l’Università di Scienze gastronomiche, nata nel 2004 da Slow food in collaborazione con Regione Piemonte e Regione Emilia Romagna, che intende formare la nuova figura professionale del gastronomo.

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