La Chiesa decisa a combattere ogni forma di abuso su minori

Monsignor Marco Brunetti, vescovo di Alba

INTERVISTA In corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, istituita dal Consiglio d’Europa il 18 novembre, il Consiglio permanente della Cei (Conferenza episcopale italiana) ha organizzato una Giornata nazionale di preghiera e sensibilizzazione. Momento spirituale, ma anche occasione per agire nelle comunità. Ne parliamo con il vescovo di Alba, Marco Brunetti.

Eccellenza, perché una giornata di preghiera sul tema dell’abuso sui minori?

«Il progetto dedicato alle vittime di abusi va ad associarsi all’analoga iniziativa voluta dall’Unione Europea con l’obiettivo di porre attenzione sui minori fragili e vittime di violenza. Si tratta di un problema di estrema attualità: in seguito al lockdown dello scorso anno e del perdurare della pandemia, dunque di eventualità critiche dal punto di vista economico e sociale, molte famiglie hanno patito dal punto di vista materiale e psicologico. Le condizioni di vita di molti nuclei si sono aggravate diventando ricettacolo di ansia, preoccupazione e stress crescente. Queste atmosfere inasprite possono in determinate condizioni favorire l’emergere di episodi saltuari o continuativi di violenza. Di conseguenza sempre più bambini risultano a rischio. I più piccoli possono venire isolati, soffrire deprivazioni nelle cure e nella relazione. Possono ritirarsi nel mondo digitale, che diventa l’illusorio riparo e l’unica opzione di sicurezza in un mondo vissuto come minaccioso. La Rete diventa a sua volta un luogo in cui gli utenti – soprattutto se sprovvisti di sufficiente capacità critica e di modalità efficaci di auto-tutela – possono diventare vittime di malintenzionati, di comportamenti di abuso o di sfruttamento».

Cosa intende dire?

«La violenza può essere di carattere sessuale, ma anche fisica o verbale. Oppure l’abuso può riguardare l’esercizio sproporzionato del potere, il plagio, la manipolazione. Siamo qui in una dimensione meno corporea e più psicologica, ma non per questo da considerare meno grave. Si tratta di condizioni che possono lasciare ferite profonde nel mondo emotivo dei più piccoli, provocando sintomatologie e difficoltà anche durature nel tempo, peggiorando ovviamente la qualità di vita, le relazioni, la possibilità di crescita. Per questo è importante prevenire, sensibilizzare, formare e creare consapevolezza su questi temi a ogni livello sociale e comunitario».

Quale il ruolo della Chiesa in questo scenario, e in occasione della Giornata di preghiera del 18 novembre?

«La Chiesa si sta organizzando in maniera capillare nei vari territori con l’obiettivo di prevenire qualsiasi forma di abuso. Gli ambienti ecclesiali devono essere luoghi sicuri dove i ragazzi possano essere accolti, aiutati e accompagnati. La prevenzione ovviamente non basta: dobbiamo investire sulla formazione di educatori, animatori, insegnanti e di tutte le persone che svolgono un ruolo di cura e contatto con i minori. L’intervento di sensibilizzazione dovrà anche riguardare le famiglie, visto che molte situazioni di abuso avvengono entro le mura domestiche».

Nel concreto cosa si può fare per la prevenzione?

«Abbiamo attivato strumenti di ascolto su tutto il territorio regionale, non solo “in presenza” ma anche a livello virtuale, per esempio sui siti Internet delle nostre istituzioni, in cui è possibile in maniera facilitata stabilire dei contatti con i referenti diocesani incaricati di gestire questa delicata tematica. A livello nazionale le iniziative di sensibilizzazione si stanno moltiplicando anche nelle scuole. Stabilire un’alleanza educativa capace di coinvolgere la molteplicità di attori istituzionali, formativi, culturali e sociali risulta di primaria importanza, perché solo costituendo solide reti collaborative sarà possibile affrontare la complessità di un fenomeno che coinvolge il mondo familiare, scolastico, ricreativo e psichico del minore. Stiamo compiendo molti passi avanti proprio nel momento più delicato: a livello sociale a causa della pandemia abbiamo assistito a una recrudescenza del fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento di minori, serve dunque agire in tempo e in modo deciso».

Maria Delfino21