I tre doni del Dio giocoso e amante della vita

PENSIERO PER DOMENICA – SANTISSIMA TRINITÀ – 12 GIUGNO

La Trinità è il cuore più profondo della nostra fede. Noi ricordiamo di continuo questo mistero. Ogni volta che tracciamo su di noi il segno della croce, lo facciamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ogni Persona della Trinità esprime in modo originale e diverso il mistero di amore di Dio e la sua capacità di donare. È come se ogni Persona ci offrisse un dono.

I tre doni del Dio giocoso e amante della vita
La Trinità, miniatura del XVI secolo, di Boccardino da Firenze, nella basilica di San Pietro a Perugia.

Dio Padre è la sapienza che ci insegna cosa fare della vita. Da sempre, la tradizione biblica ci presenta Dio come il sapiente. La tradizione iconografica l’ha espresso con l’immagine del vecchio con la barba bianca, che, nei lunghi anni trascorsi, ha accumulato tesori di sapienza. Il vertice della sapienza è sapere cosa fare della vita. Il brano proposto per la liturgia odierna, dal libro dei Proverbi (8,22-31), contiene un’idea originale e suggestiva: Dio non è solo la sapienza creatrice del mondo, ma anche una sapienza che “gioca”. Il Dio biblico è un Dio gioioso, anzi giocoso: così si è rivelato nella creazione del mondo e poi soprattutto in Gesù Cristo, un messia atipico, proprio perché troppo gioioso e amante della vita. Avere fede ed essere sapienti non è essere musoni: è affrontare i problemi della vita con leggerezza, con il sorriso.

Cristo ci ricolma di speranza, per reggere il peso della vita. San Paolo, nella lettera ai Romani (5,1-5) sottolinea, tra i tanti doni di Cristo, la speranza, quale frutto finale della tribolazione: «Ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza». Cristo, vivo e presente in noi con la forza dello Spirito Santo, ci dà l’energia per reggere il peso della vita. E questo non una tantum, ma stabilmente, come suggerito dalla qualifica di “virtù provata” della pazienza: uno stile di vita abituale, frutto di un lungo allenamento.

Lo Spirito ci aiuta a capire la Parola come guida della vita. Gesù era perfettamente consapevole di non essere riuscito a trasmettere tutto il mistero di Dio. Nel brano odierno, tratto dal lungo discorso-testamento riportato da Giovanni (16,12-15) Gesù lo dichiara: «Molte cose ho ancora da dirvi». Ma come fa Gesù a parlare ancora con noi? Ci parla attraverso la sua Parola messa per iscritto nei testi sacri e giunta fino a noi. Questa Parola va continuamente ascoltata e rimeditata, perché le parole del Vangelo possono gettare luce anche sulla nostra vita e sui problemi di oggi. Dobbiamo solo lasciarla parlare e ascoltarla. Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto dello Spirito.

 Lidia e Battista Galvagno

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