La psicologa Garbagnoli: sì, c’è ancora tanto maschilismo

La psicologa Garbagnoli: sì, c’è ancora tanto maschilismo

25 NOVEMBRE Viviana Garbagnoli è una psicologa e psicoterapeuta esperta in problematiche della famiglia e in violenza domestica. Nel 1990 ha contribuito all’apertura del primo Centro antiviolenza per le donne, a Venezia. Da quel momento, ha incontrato un’infinità di volti e storie in ogni parte del Paese: la società è molto cambiata e su certi fronti si è evoluta, ma la violenza di genere continua a essere presente in tutti i contesti e nelle sue varie, temibili forme. L’idea di poter incidere, se non sul corpo, sulla psiche o sulla volontà femminile è ancora molto presente tra gli uomini. Sulla sua esperienza, Garbagnoli ha scritto lo scorso anno Tutte ci chiamiamo Elvira (pubblicato dai tipi di Licosia editore).

Nell’ambito delle iniziative comunali per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Garbagnoli sarà ad Alba per presentarlo, giovedì primo dicembre, alle 20.30 nella sala Riolfo (cortile della Maddalena). L’iniziativa è dello Zonta club Alba, Langhe, Roero, in collaborazione con la Rete antiviolenza cittadina e con la Consulta comunale per le pari opportunità.

La psicologa Garbagnoli: sì, c’è ancora tanto maschilismo 1
Tutte ci chiamiamo Elvira (Licosia)

Garbagnoli, dagli anni ’90 a oggi, è migliorato l’approccio al tema della violenza contro le donne?

«C’è ancora moltissima strada da fare. A livello di risposte, purtroppo l’Italia è un Paese molto disomogeneo: la nascita di un centro antiviolenza o di servizi per le donne continua infatti a dipendere dalla sensibilità dei singoli territori. E poi esiste anche una questione geografica: le grandi città sono più fortunate da questo punto di vista, mentre le zone periferiche e le campagne restano al margine. Per non parlare di come persistano nella società un atteggiamento giudicante e una serie di pregiudizi verso la donna vittima di violenza. Anche nei processi, per esempio, si tende a utilizzare un linguaggio poco rispettoso nei confronti della dignità femminile. Dal punto di vista normativo, la legge nota come Codice rosso ha introdotto una serie di novità importanti, come la possibilità di richiedere il patrocinio di un avvocato con una formazione specifica: il problema è che non tutte conoscono queste opportunità. Serve un’in-
formazione mirata, tutto l’anno, non soltanto il 25 novembre o l’8 marzo».

Abbiamo proposto un sondaggio ai nostri lettori: oltre il 90 per cento delle donne ha dichiarato di aver sperimentato nella vita uno o più episodi violenti. Quanto è traversale il fenomeno?

«Moltissimo, ed è molto sminuente ricondurlo solo a contesti familiari o sociali degradati. La violenza fisica, poi, è quella più evidente, ma la violenza psicologica è altrettanto efferata e spesso emerge proprio nei terreni più fortunati, anche dal punto di vista economico: la donna in questi casi si ritrova ingabbiata e paralizzata, tanto che non riesce a trovare la via per uscirne. Se arriva a parlarne e a chiedere aiuto, è spesso un percorso molto lungo e faticoso. Riguardo al fenomeno nel suo complesso, il problema di base è che continua a esistere una cultura maschilista e prevaricante, caratterizzata dalla consapevolezza implicita – talvolta inconsapevole – di potere agire a proprio piacimento sul corpo o anche sulla mente delle donne».

Come si combatte un dato di fatto come questo?

«Bisogna cominciare davvero dall’educazione nelle scuole, a partire dai bambini e dalle bambine. È sufficiente frequentare le scuole medie inferiori, quando inizia l’età dello sviluppo, per rendersi conto di come spesso i maschi utilizzino un linguaggio fortemente offensivo verso le ragazze, un pericoloso retaggio. Bisogna quindi lavorare moltissimo sul concetto di rispetto, perché è davvero indicativo che la violenza provenga anche da uomini giovani, nati in contesti agiati. Per quanto riguarda le donne, spesso vediamo da parte delle ragazze atteggiamenti troppo permissivi di fronte a comportamenti molesti o comunque invadenti dei coetanei, anche a livello verbale: a partire dall’infanzia, è importante insegnare alle bambine ad amare sé stesse».

 Francesca Pinaffo

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