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Ferito e lasciato dolorante nel fango: i soprusi subiti dai braccianti delle vigne delle Langhe

La Repubblica ha pubblicato alcune dettagli dell'inchiesta per caporalato condotta dalla Procura di Asti. Emerge uno scenario di diritti calpestati e violenza.

Caporalato nelle vigne di Langa coinvolte 9 persone, sequestrati 11 veicoli, identificati 40 lavoratori

ALBA Iniziano a filtrare dettagli dell’indagine aperta dalla Procura di Asti sui casi di caporalato nelle vigne di Langhe e Roero. A renderli noti, questa mattina, il quotidiano La Repubblica, tra le pagine torinesi.

Si parla di “maman del Barolo“, donne caporali in certi casi, che incassano i soldi delle commesse dalle aziende agricole, ma impiegano i lavoratori in nero, senza diritti e con trattamenti molto lontani da ciò che è considerato regolare.

Nove gli indagati dalla Procura astigiana per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, tra cui una donna moldava di 32 anni residente ad Alba. Le altre persone sono tutte l’Est, tranne un tunisino.

Le storie dei braccianti stranieri, migranti africani, sono quelle che Gazzetta d’Alba ha raccontato molte volte. Ne parliamo qui.

Dormono al Centro di prima accoglienza della Caritas, per strada e pure nei Cas, le strutture d’accoglienza. Uno si trova a Roddi.

Raccontano scenari di dolori e abusi. Pur lavorando per aziende di un settore redditizio – si fa riferimento, nell’articolo, a una grande azienda i cui vigneti si estendono da Barbaresco a Neviglie, fino a Monteu Roero – nelle colline Unesco hanno conosciuto soltanto sopraffazioni.

Si parla di un uomo marocchino, feritosi tra i filari, dopo essere inciampato nel fango. Il “capo”  lo avrebbe lasciato dolorante a terra, fino al termine del turno, senza portarlo al pronto soccorso. Si cita un’altra storia simile: quella di un altro bracciante rimasto con una gamba incastrata in un cancello, nel tentativo di sfuggire alla pioggia. Il caporale, anziché soccorrerlo, lo avrebbe scaricato a fine giornata in un piazzale ad Alba.

Si citano anche gli studi di consulenza del lavoro, “che accettano di iscrivere al registro delle imprese e ditte individuali per lavori agricoli in conto terzi”.

Un microcosmo che sfrutta i più deboli, che sta emergendo in tutta la sua drammaticità.

f.p. 

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