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Scomod*: a Cherasco il festival che rompe schemi, linguaggio e stereotipi

Scomod*: a Cherasco il festival che rompe schemi, linguaggio e stereotipi. 1

CHERASCO – Nasce a Cherasco la prima edizione di Scomod*, il festival ideato da Alice Fiorini che già dal nome contiene la sua dichiarazione d’intenti: disturbare, far riflettere, mettere in discussione ciò che viene dato per normale. «Si chiama Scomod*, si dice così», chiarisce Fiorini, ma è quell’asterisco finale a rappresentare il cuore del progetto, un richiamo al linguaggio inclusivo che supera il maschile sovraesteso e prova a comprendere tutte le identità di genere, perché  «le parole hanno un peso fortissimo» e sono il primo strumento con cui si costruisce o si decostruisce una cultura. Un esempio concreto è quello delle professioni declinate al femminile (medica, avvocata, sindaca, assessora) parole corrette in Italiano ma ancora percepite come stridenti semplicemente perché per decenni quei ruoli sono stati associati quasi esclusivamente agli uomini, segno di quanto il linguaggio rifletta squilibri storici e sociali. La rassegna si definisce Festival del pensiero libero e non è una formula casuale: l’obiettivo è creare uno spazio in cui sia possibile uscire da etichette, automatismi e appartenenze forzate, in un contesto in cui, come sottolinea Fiorini, «c’è sempre il bisogno di classificare, di dire da che parte stai», mentre il pensiero libero è per sua natura scomodo proprio perché non si lascia incasellare e mette in crisi certezze consolidate.

Scomod* nasce da un’esigenza personale ma anche collettiva, quella di portare fuori dalla propria “bolla” discussioni che spesso restano confinate tra amici, offrendo anche a un territorio di provincia un’occasione di confronto che solitamente si trova in città più grandi come Torino o Milano, e si sviluppa in quattro appuntamenti distribuiti tra aprile e settembre, ognuno dedicato a un tema preciso ma collegato agli altri da un filo comune: mettere in discussione ciò che «si è sempre fatto così».

Il primo incontro, domenica 19 aprile, affronta il tema della comunicazione e del cosiddetto Male gaze, ovvero lo sguardo maschile che storicamente domina narrazioni, media e perfino ambiti come la medicina, dove per anni studi e farmaci sono stati calibrati prevalentemente su corpi maschili, con conseguenze concrete anche sulla salute femminile; un esempio che rende evidente come certe dinamiche siano ancora radicate nella quotidianità, anche quando non ce ne accorgiamo. Relatrice sarà la cheraschese Elena Ravera, laureata in studi umanistici transculturali all’Università di Bergamo.

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Il secondo appuntamento, il 6 giugno, sarà dedicato alla mascolinità tossica e al cambiamento possibile, con una testimonianza che racconta proprio il passaggio da un modello maschilista e rigido a una consapevolezza diversa, mostrando come gli stessi stereotipi che penalizzano le donne finiscano per schiacciare anche gli uomini dentro aspettative di forza, controllo e prestazione che impediscono l’espressione della fragilità e contribuiscono a forme di disagio spesso taciute. Relatore Alessiomaronn, molto conosciuto sui social con quel suo particolare pseudonimo e la sua divulgazione femminista.

Il terzo incontro, il 28 giugno, con relatrice l’attrice e scrittrice Giulia Boverio, entrerà nel tema della salute mentale, legandolo alla pressione sociale e alle aspettative esterne che pesano soprattutto sui più giovani, tra confronto continuo, senso di inadeguatezza e difficoltà nel trovare una propria direzione, mentre l’ultimo appuntamento, il 6 settembre, relatrice la dirigente dell’istituto di istruzione superiore Umberto I di Alba (scuola enologica) tornerà sul linguaggio, mettendo in luce come anche espressioni apparentemente educate possano nascondere forme di discriminazione, a esempio quando in ambito professionale una donna viene chiamata “signorina” o “tesoro” invece che con il proprio titolo, riducendone implicitamente autorevolezza e ruolo. Non si tratta però di incontri accademici: la scelta è quella di un formato dialogico, accessibile, in cui gli ospiti sono invitati a parlare come farebbero nella vita quotidiana, senza costruzioni artificiali, per favorire autenticità ed empatia con il pubblico, che a sua volta sarà coinvolto direttamente con la possibilità di fare domande anche in forma anonima, superando timidezze e barriere.

Centrale è anche il tema della parità di genere, affrontato però lontano da contrapposizioni ideologiche: «Il femminismo non è una lotta contro gli uomini, ma per l’uguaglianza», ribadisce Fiorini, sottolineando come il riequilibrio culturale riguardi entrambi i generi, in un contesto in cui persistono disparità non solo nei diritti ma anche nei ruoli e nelle aspettative, dalla genitorialità alla gestione delle emozioni. L’accessibilità è un altro pilastro del festival: tutti gli incontri sono a offerta libera, senza quota minima, perché l’inclusività passa anche dalla possibilità concreta di partecipare, e ogni evento avrà anche una finalità solidale, con il ricavato devoluto ad associazioni impegnate in ambiti diversi, dal supporto alle vittime di violenza alla rieducazione degli uomini maltrattanti, fino all’assistenza a persone con dipendenze, in un’ottica che unisce riflessione e azione.

Il progetto è dedicato alla compianta coreografa e ballerina cheraschese Graziella Zocchi, figura simbolo di libertà e impegno sociale, capace di incarnare quello spirito “scomodo” che il festival vuole promuovere: dire ciò che si pensa, anche quando va contro le aspettative, anche quando può chiudere porte. In un’epoca in cui prevale spesso l’inerzia del «si è sempre fatto così», Scomod* si propone come un invito a fermarsi, osservare e rimettere in discussione abitudini, linguaggi e convinzioni, perché è proprio da ciò che disturba che può nascere un cambiamento reale.

Scomod*: a Cherasco il festival che rompe schemi, linguaggio e stereotipi.

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