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Abitare il piemontese, esce il libro che gli abbonati possono ritirare nella sede del giornale

ALBA – Dal 2016, ogni settimana nella terza pagina di Gazzetta d’Alba è presente la rubrica di Paolo Tibaldi Abitare il piemontese. L’attore albese deve una buona parte della sua notorietà al vocabolario vergato per il nostro giornale: «A volte, quando capito nei paesini, le persone mi indicano come “quello delle parole”». Nato come post sui social, evolutosi in articoli, pillole radiofoniche su radio Vallebelbo, spettacolo teatrale e persino messaggio sulle bustine di zucchero di Pinin Pero, Abitare il piemontese è pure un libro San Paolo, col sostegno di Banca di Asti. Oltre all’autore, lo ha fermamente voluto il direttore di Gazzetta Giusto Truglia: il libro è un regalo per gli abbonati, che potranno ritirarlo gratis nella sede del giornale (piazza San Paolo 14 ad Alba), mentre per i non abbonati è acquistabile in libreria.

Abitare il piemontese, esce il libro 1

Tibaldi racconta: «L’idea di dedicare uno spazio alle parole piemontesi, alle storie, a ciò che rappresentano e alle loro molte sfaccettature, venne a Oscar Barile. Tutta la compagnia Il nostro teatro mi spronò, tanto che, nel giugno 2015, pubblicai la prima parola, falabrach. Avevo pensato di approfondire solo cinque termini, poi la situazione mi è sfuggita di mano e, da gioco, è diventata qualcosa di serio. Il primo pezzo pubblicato su Gazzetta è del 22 novembre dell’anno dopo: nel libro sono raccolte tutte le 430 parole pubblicate finora. Ci sono la prima e l’ultima apparse sul giornale, scacarot e massionè, e tutte le altre in ordine alfabetico. Lo stile si è evoluto nel tempo e, anche per tale motivo, abbiamo evitato l’ordine cronologico».

Abitare il piemontese, esce il libro

Il libro, precisa Tibaldi, «non vuol essere un dizionario, ne esistono già di autorevoli. Da alcuni – Rastlèirˆe di Silvio Viberti e Primo Culasso; Neuv Gribàud di Gianfranco Gribaudo; Il dizionario di Camillo Brero; Repertorio etimologico piemontese a cura di Anna Cornagliotti; Sant’Albino, dono di Beppe Orsello; Antiche fiabe e novelle delle Langhe di Giacomo Giamello – attingo per documentarmi e come fonte di ispirazione. Abitare il piemontese è un pretesto per raccontare le storie della lingua, con i suoi modi di dire, fare e guardare il mondo, con pregi e difetti». Per sopravvivere, però, lingua e cultura piemontese «non devono essere usate solo per fare ridere, meritano maggior rispetto».

Nella prefazione Oscar Barile ricorda quel ragazzo che nel 2008 si presentò al Nostro teatro «con la non celata intenzione di entrare a farne parte (…) intuimmo che “prometteva bene” e non ci sbagliavamo». E aggiunge: «Possiamo star certi che non ci perderemo in un ginepraio di termini e di spiegazioni difficili, perché Paolo sa raccontare con documentata semplicità e sa coinvolgere nella sua passione per una lingua viva e vibrante che si fa storia, racconto di vita, di lavoro, di festa, di gioie e tristezze».

Tra le persone che Tibaldi ringrazia, oltre a Barile, c’è «Corrado Marengo, il mio professore, che ha curato la revisione. Vorrei ricordare due persone che tanto hanno fatto per la conservazione della nostra memoria, Donato Bosca per la Langa e Corrado Quadro per il Roero». E c’è ovviamente la famiglia: «Mia nonna leggeva la Gazzetta d’Alba il martedì e il mercoledì mattina, poi passava il resto della settimana a riassumermela in piemontese. Da bambino, pensavo addirittura che il giornale fosse scritto in questa lingua». In copertina è presente «un mappamondo composto da parole. Vorrei fare un’ultima precisazione sulla grafia: uso quella del Brandè e devo ancora una volta ringraziare Viberti e Culasso per aver parlato dell’importanza della rˆ fricativa, che contraddistingue la parlata langarola in parole come povrˆon». d.ba.

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