In ricordo del cardinale Pellegrino, uomo di grande fede e generosità

Buongiorno signor Direttore, mi scuso se la disturbo ancora una volta. Ma spero che lei come me sia felice di ricordare una grande persona sulle pagine del suo settimanale. Io voglio ricordare il cardinale Michele Pellegrino perché il 10 ottobre è l’anniversario, 27 anni, della sua scomparsa; ma io direi l’ultimo viaggio su questa terra perché non riesco a dire che monsignor Pellegrino non è più con noi; lui, sono sicura, è vicino alla sua gente. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo al Cottolengo di Torino ed è entrato nel mio cuore. Quando posso, mi reco a Roata Chiusani sulla sua tomba di famiglia e non nego l’emozione che sento, ma voglio tenerla per me e spero che tante persone come me amino il cardinale Pellegrino, un uomo di grande fede e generosità. Con l’ultimo suo gesto meraviglioso, all’età di 83 anni, ha donato le cornee e io sono sicura che lui con la sua semplicità e grande fede ci aiuti, per una vita fatta di preghiera e fede. Grazie, padre cardinale Pellegrino. Un saluto speciale al nipote don Pino. E il 10 ottobre mi auguro di poter essere sulla sua tomba.

Pina Pisano

La figura del cardinale Michele Pellegrino è più attuale che mai. Ricorda a tutta la Chiesa, a ciascuno di noi, il primato dell’evangelizzazione, come ci sollecita continuamente a fare papa Francesco. C’è, anzi, una grande affinità tra i due. Mi limito a sottolineare due somiglianze. La prima è l’attenzione alle singole persone. Il Papa ha spiegato che egli non va mai a incontrare le folle, ma le singole persone, guardandole negli occhi, ascoltandole con attenzione, trasmettendo loro l’amore misericordioso del Signore. L’attuale arcivescovo di Torino, monsignor Nosiglia, così ha scritto del cardinale Pellegrino: «Chi ha vissuto con lui testimonia la disponibilità continua e attenta ai problemi delle persone, la capacità di avvicinarsi immediatamente – con discrezione, con amore – alle situazioni anche le più difficili e scabrose. Più d’uno si vide arrivare in casa il cardinale, magari con una bottiglia di vino, per cenare insieme e parlare di quel certo problema…». La seconda somiglianza riguarda la povertà. «Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri», ha esclamato il Papa all’indomani della sua elezione, spiegando la scelta del nome Francesco. Da parte sua il cardinale Pellegrino, nella lettera pastorale Camminare insieme, così scriveva: «Con Gesù Cristo, la Chiesa, con decisione e con tutto il cuore, si consacri a servire di preferenza quelli che per Lui sono stati e saranno sempre i prediletti: quelli che soffrono, i poveri, gli abbandonati, coloro che per tanto tempo sono vissuti in situazioni apertamente contrarie alla loro condizione e dignità di figli di Dio». E specificava come questo impegno per i poveri «ha come mira essenziale l’evangelizzazione», secondo il mandato di Gesù, venuto a portare la buona novella ai poveri. «La denuncia delle situazioni di ingiustizia e di oppressione», concludeva Pellegrino, «è l’aspetto negativo ma necessario dell’annuncio salvifico, che deve manifestare ai fratelli l’amore del Padre e di Cristo Salvatore».

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