La “buona scuola” peggiora il sistema di istruzione italiano

«A 48 anni sono troppo vecchio per trovare un lavoro?»

Caro sig. Renzi, negli ultimi tempi noto, con un certo piacere, che la sua riforma sulla “buona scuola” ha aumentato il malcontento tra la popolazione. Mi sorge una domanda: perché dare il nome “buona scuola” a una riforma che peggiora ulteriormente il sistema di istruzione italiano? Parlo da studentessa di una scuola superiore, una scuola pubblica. Una scuola alla quale sono stati applicati tagli a dir poco assurdi e probabilmente i soldi sottratti alle scuole pubbliche aumenteranno sempre di più. Ma dove vanno i soldi che ci spetterebbero di diritto? O meglio, a chi? Mi sono permessa di informarmi su tale argomento, così come hanno fatto e stanno facendo migliaia di studenti e docenti di tutta Italia. Quasi un miliardo (all’incirca settecento milioni) l’anno di denaro pubblico vanno ad aiutare gli istituti paritari, quando lo Stato non ha soldi nemmeno per rendere sicure le aule (articolo da L’Espresso). Sono una ragazzina di sedici anni e pertanto ho passato la maggior parte della mia vita a scuola, portandomi la carta igienica da casa, sedendomi lontano dalle finestre per evitare di morire schiacciata da una di esse e a stare lontana dai davanzali per non permettere alle zecche di cadermi in testa. Ora, nel 2015, frequento il terzo anno di liceo e i problemi della mia scuola come in tutte le altre scuole pubbliche sono aumentati. Signor Renzi, questa “rivoluzione” che aveva annunciato dov’è? Nonostante i novanta cortei in tutta Italia composti da studenti e insegnanti lei ha fatto niente. Non posso parlare dalla parte dei docenti perché, non essendo una di loro, posso solo dire ciò che vedo dal mio punto di vista, ma ci sarebbe tanto da dire. Cari Renzi e Giannini, se non la vostra, una rivoluzione ci sarà.

g.g.

Fdon rizzolo antonio_oorse L’Espresso non è la fonte più attendibile, almeno in questo caso. Il problema della riforma di Renzi, infatti, non è quello delle paritarie, che sono scuole pubbliche ma ricevono solo briciole. Secondo un calcolo fatto nel 2013 dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), le scuole paritarie fanno anzi risparmiare allo Stato più di 6 miliardi all’anno. Il vero problema della scuola, secondo me, è il suo impoverimento, la perdita di vista dell’essenziale: l’educazione. Possibile che quasi il 25% dei quindicenni sia sotto la soglia minima di competenze in matematica e quasi il 20% nella lettura?

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