Acna: il bluff della bonifica

Acna: il bluff della bonifica 1

VALLE BORMIDA Una settimana dopo aver ascoltato Virginia Raggi sulle questioni romane, la commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti e gli illeciti ambientali si è occupata della bonifica del sito Acna. A palazzo San Macuto, i parlamentari hanno ricevuto l’assessore di Camerana Pier Giorgio Giacchino (figura storica della lotta contro l’inquinamento), i sindaci di Saliceto e Cortemilia Enrico Pregliasco e Roberto Bodrito e l’avvocato Nadia Brignone, accolti a Roma dal deputato albese Mariano Rabino.

L’audizione, chiesta da 23 sindaci nell’aprile scorso, è durata circa tre quarti d’ora, durante i quali i rappresentanti della Valle Bormida piemontese hanno fornito la loro versione su una bonifica che un anno e mezzo fa l’Eni, davanti alla stessa commissione, definì come «un fiore all’occhiello».

Molti, invece, i rilievi fatti dalla delegazione valbormidese alle tesi di Eni-Syndial, a cominciare proprio dalla bonifica, data per completata dall’Eni nel 2012, salvo poi essere definita incompleta nel 2015. I lavori nell’area sono tuttora in corso e solo per le opere di contenimento (la cui efficacia, secondo i sindaci, è tutta da dimostrare) sono stati spesi a oggi oltre 450 milioni di euro.

Peraltro, di bonifica conclusa parlarono già, nell’ottobre del 2010 a Cengio, il capo della Protezione civile Bertolaso, il ministro Prestigiacomo e i governatori di Piemonte e Liguria Cota e Burlando

 

Un’altra criticità segnalata ai parlamentari riguarda la procedura di infrazione avviata nel 2009 dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia a proposito della zona A1 del sito, che secondo Bruxelles dovrebbe essere qualificata come discarica e non come semplice messa in sicurezza, concetto ribadito ancora pochi giorni fa in risposta a un’interrogazione presentata dall’eurodeputato Alberto Cirio.

Gli amministratori valbormidesi hanno anche sottolineato che, cessata la gestione commissariale, è finita ogni informazione nei confronti del territorio, mentre nella zona continuano ad aumentare i casi di tumore da esposizione alle ammine aromatiche ed è tuttora aperta la questione del risarcimento per danno ambientale, con in ballo una cifra che si aggira sui 250 milioni di euro.

In chiusura di audizione Giacchino ha anche invitato la commissione a visitare l’area di Cengio e Saliceto.

«Non ci fermeremo fino a quando il fiore all’occhiello della bonifica Acna non solo appassirà ma diventerà maleodorante e tossico come il sito e la sua storia».  Giacchino, com’è nel suo stile, non ha usato mezzi termini per fare il punto sulla bonifica davanti alla commissione. «Noi che viviamo sotto le mura del sito siamo gli eredi di un secolo di veleni e delle conseguenze di quei veleni», ha aggiunto l’assessore di Camerana, ex dipendente Acna. «Il sito è lì, sulle nostre teste, ma non riusciamo a saperne niente. Anche il Comune di Cengio non sa niente e nemmeno chiede: il problema è a valle. Ma quale tutela abbiamo noi a valle? Dal 2009 migliaia di camion vanno, vengono, accumulano, spostano, coprono e nessuno controlla»

Corrado Olocco

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