Il postino suonerà a giorni alterni

Per ora, la notizia certa è che, dal 14 marzo, nei Comuni serviti dal Centro primario di distribuzione di Alba (e da quelli secondari di Santo Stefano Belbo, Mondovì e Ceva, ossia in tutte le Langhe) entrerà in vigore il nuovo orario del recapito postale, articolato su cinque giorni alla settimana, dal lunedì al venerdì. Ma il rischio è che in futuro i giorni di consegna della corrispondenza scendano ancora, fino a dimezzarsi.

A creare allarme (o allarmismo, a seconda dei punti di vista) è il contratto di programma siglato dall’amministratore delegato di Poste italiane Massimo Sarmi e dal ministro dello sviluppo economico Paolo Romani. Il contratto di programma (il documento che regola i rapporti tra governo e azienda) ora è in attesa dell’autorizzazione da parte del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica).

Esso prevede la possibilità di recapitare la posta a giorni alterni «in presenza di particolari situazioni di natura geografica e infrastrutturale» per le aree con una popolazione inferiore a 200 abitanti per chilometro quadrato. Se l’accordo verrà applicato alla lettera nella nostra zona saranno pochissimi i Comuni a conservare la consegna quotidiana della posta.

In base ai dati Istat (aggiornati al primo gennaio 2010) relativi ad abitanti, superficie comunale e densità di popolazione, nelle Langhe l’unico paese a “salvarsi” sarà Grinzane Cavour (509 abitanti per chilometro quadrato). Andrà meglio nel Roero, dove ci sono nove Comuni con più di 200 abitanti per chilometro quadrato (Canale, Guarene, Santa Vittoria,Monticello, Castagnito, Corneliano, Priocca, Magliano Alfieri e Piobesi). Tra i centri principali della nostra zona, ovviamente Alba e Bra hanno numeri sufficienti per conservare il recapito quotidiano, mentre Comuni popolosi, ma con un territorio vasto come Cherasco, Sommariva del Bosco e Dogliani sono al di sotto della soglia prevista dal contratto di programma.

A livello politico, la prima a sollevare il problema è stata, la scorsa settimana, la capogruppo della Federazione della sinistra Eleonora Artesio, che ha presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale per impegnare la Giunta ad adoperarsi presso il Cipe per rivedere l’accordo.

Artesio sottolinea che il contratto di programma, oltre a determinare un impatto negativo su circa 10 milioni di cittadini, avrebbe ricadute particolarmente gravi sul Piemonte, proprio a causa della conformazione geografica della nostra regione e per la presenza di moltissimi piccoli paesi.

Secondo Antonio Lombardo, della Rsu della filiale di Alba di Poste italiane, «serve una soluzione politica». Quando in passato si è parlato di tagli, prosegue Lombardo, «abbiamo verificato che, dove c’è stata una netta presa di posizione, il progetto si è potuto fermare o per lo meno l’azienda è stata costretta al confronto con gli enti locali, come Regione, Provincia, Comunitàmontane e collinari». Invece, gli uffici non dovrebbero correre rischi di chiusura, poiché l’accordo del 2007 tra Regione Piemonte, Poste italiane e Ministero delle comunicazioni prevede, nei piccoli centri, un’apertura minima di 18 ore settimanali. Ma, secondo il segretario generale della Slc-Cgil Enrico Miceli (intervistato dal Sole 24 ore) il conteggio delle ore potrebbe avvenire non in riferimento all’apertura al pubblico, ma con l’attività svolta anche a ufficio chiuso. Quindi, l’apertura effettiva potrebbe essere inferiore alle 18 ore.

Corrado Olocco