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Nocciole: quantità bassa, qualità alta

Produzione in leggero calo rispetto allo scorso anno, ma qualità estremamente migliore. È, in estrema sintesi, la fotografia dell’annata 2011 della “Tonda gentile delle Langhe”, scattata da imprenditori corilicoli, commercianti e agricoltori tra le bancarelle della fiera Profumi di nocciola, a Cortemilia.

Se qualche titolare d’azienda prova a minimizzare la leggera flessione nella quantità prodotta, non fanno lo stesso i corilicoltori: pur non essendo ancora stata completata la raccolta, con una semplice proporzione, si può stimare che la riduzione complessiva oscilli tra il 20 e il 25%.

Spiega Cesare Gilli, di Coldiretti: «Le operazioni di raccolta non sono ancora state completate, ma la riduzione è evidente e si attesta intorno al 20%». Qualche corilicoltore, come Silvana Marenda di Cortemilia e Paola Fogliati di Neive (già vincitrici del premio Novi qualità), si spinge oltre e parla di una riduzione che potrebbe avvicinarsi al 30%.

Più cauto, il direttore di Piemonte Asprocor Giulio Traversa misura la riduzione in un 15-20%. Anche qualche imprenditore conferma i numeri degli agricoltori. Pier Giorgio Mollea, contitolare dell’azienda cortemiliese Nocciole Marchisio, riferisce di un calo del 20%. In numeri: 130-140 mila quintali prodotti complessivamente, con un calo di 10-20 mila quintali.

Unanime, invece, il coro su qualità e resa.

«Il gusto è molto buono, così come resa e qualità, ottime, frutto di una perfetta essiccazione», ha sottolineato Pier Giorgio Mollea, precisando: «La nocciola 2011 ha anche il pregio di presentare una bassissima percentuale di difetti. Questo grazie all’egregio lavoro dei corilicoltori e anche alle favorevoli condizioni climatiche che hanno caratterizzato primavera ed estate».

Sulla stessa lunghezza d’onda Monica Canova, della Gentile: «Qualità migliore e resa più alta (si stima tra il 47 e il 50%, nda) fanno di questa nocciola un ottimo prodotto, più facile da lavorare in quanto l’essiccazione è stata completata in maniera impeccabile».

Tema più scottante, quello dei prezzi. Le leggi dell’economia dicono che se la quantità di un bene richiesto dal mercato cala, automaticamente il suo prezzo aumenta. Quindi, volendo stare alle regole, il prezzo della nocciola dovrebbe essere automaticamente superiore a quello dello scorso anno, quando la produzione era stata più generosa. Ma nel mercato, e in particolare in quello agricolo, due più due non fa sempre quattro.

Nella definizione dei prezzi, e soprattutto nelle operazioni d’acquisto, gioca un ruolo chiave anche la disponibilità delle nocciole concorrenti. Quest’anno, comunque, anche le nocciole turche non sono così abbondanti; pertanto, gli agricoltori di Langa possono tirare un sospiro di sollievo, anche perché dalla loro hanno una qualità di produzione non indifferente. Tutti questi fattori, sommati, fanno sì che il prezzo base sia piuttosto elevato: dai primi rumors sembra certo che, nel primo periodo di vendita, un quintale di nocciole langarole verrà venduto a un prezzo non inferiore ai 230 euro e tendente ai 250. In ogni caso, i prezzi non dovranno perdere di vista l’orizzonte dell’equilibrio, evitando gli estremi, nocivi sia per la parte agricola che per quella imprenditoriale.

Lo ha evidenziato l’imprenditrice Monica Canova: «Prezzi troppo alti frenerebbero sicuramente l’acquisto da parte delle aziende». Le fanno eco i responsabili di Coldiretti che hanno dichiarato di attendersi dal mercato una buona richiesta di nocciole di Langa Igp e la vendita a un “prezzo giusto”. Dunque, che l’asta abbia inizio, ma con buon senso.

Enrico Fonte