Valelapena. Voci dal carcere

Esiste ad Alba una realtà che viene alla ribalta soltanto in rare occasioni, legate per lo più a eventi e a iniziative particolari, e desta tuttora nell’opinione pubblica a seconda dei casi inquietudine o indifferenza, per effetto di pregiudizi o semplicemente di scarsa conoscenza.

È la Casa circondariale, un luogo di detenzione nel quale convivono alcune centinaia di persone, tra detenuti, operatori penitenziari, personale amministrativo. Scopo della rubrica Valelapena, che da oggi prende avvio sulle pagine del giornale, è quello di lanciare un ponte, di aprire un dialogo con i lettori e con le diverse espressioni della comunità civile sulle problematiche relative alla condizione carceraria, ma soprattutto sulle esperienze e sugli strumenti che possono favorire un positivo reinserimento dei detenuti nella società. Il titolo, Valelapena, che riprende il nome del vino prodotto nel vigneto del carcere, vuol significare che anche la condizione di privazione della libertà può diventare occasione di crescita personale, di rinascita, di riconciliazione con la società.

Carcere al di là dei luoghi comuni

Aprire il carcere al mondo esterno è possibile anche attraverso iniziative di carattere culturale, quale quella di scrivere su un giornale. Per qualcuno potrà apparire un’ idea curiosa, per altri inopportuna, altri ancora rimarranno indifferenti. La nostra opinione deriva dalla convinzione che la conoscenza approfondita di realtà rappresentate da minoranze socialmente emarginate, come quella del carcere, può permettere di abbattere barriere mentali precostituite e arricchire, se non altro dal punto di vista umano.

Il carcere è luogo di sofferenza, di privazioni e di regole che ne scandiscono le ore, ma al tempo stesso è anche una struttura in cui la persona dovrebbe spendere delle energie per compiere un percorso di revisione critica, attraverso impegni disciplinati nel corso delle giornate come il lavoro, la scuola e altre attività, soprattutto di carattere culturale.

Si tratta, quindi, di una realtà molto complessa e distante dai luoghi comuni che spesso alimentano giudizi affrettati ed espressi sull’onda dell’emotività. Possiamo concludere affermando che il momento dell’espiazione della pena deve essere modulato secondo il principio che siano restituite alla società civile persone rigenerate, trasformate positivamente per il bene comune.

Gruppo culturale Casa circondariale di Alba