Il Dolcetto promette bene

Quella iniziata il 15 settembre è stata un’altra settimana all’insegna del clima favorevole, con giornate fresche e abbastanza soleggiate. La pioggia di domenica 15, almeno in Langa e Roero, non ha creato preoccupazioni per la sua modesta entità. L’escursione termica tra giorno e notte si è accentuata, a seguito anche di un leggero abbassamento delle temperature minime, scese fino a 8°, mentre le massime si sono attestate tra 23 e 26. La maturazione è così proseguita, con un buon incremento zuccherino e la discesa contemporanea dell’acidità, pur con le differenze tra le varietà.

È proseguita con regolarità la raccolta delle uve bianche, in particolare Chardonnay e Arneis, mentre resistono i grappoli di Favorita. Questa sembra proprio essere l’annata dei vini bianchi: magari non avranno gradazioni elevate, ma grazie alla solida struttura acida presenteranno profumi ampi, fragranti e molto gradevoli. Anche la situazione sanitaria delle uve resta sotto controllo.

Questa settimana sarà l’epoca buona per la raccolta del Dolcetto in tutte le classiche zone di coltivazione. Abbiamo provato a raccogliere alcune valutazioni tra i produttori e in generale abbiamo trovato viticoltori fiduciosi di poter condurre una vendemmia e una vinificazione di soddisfazione.

A due passi da Alba, a Pertinace, tra Treiso e Barbaresco, abbiamo sentito Cesare Barbero, direttore della Cantina vignaioli, particolarmente legata al Dolcetto d’Alba. «Inizieremo lunedì 23 settembre e pensiamo di aver fatto bene ad attendere. Le ultime due settimane sono state determinanti per migliorare la situazione. Stiamo ultimando la raccolta dello Chardonnay, un vitigno con molti punti in comune con il Dolcetto. Anche per questo crediamo di avere una vendemmia favorevole».

«Magari non faremo vini di alta gradazione», confessa Ernesto Abrigo dell’azienda agricola Abrigo fratelli di Diano, «ma è meglio così. Sono finiti i tempi dei vini troppo “grossi”. Il consumatore cerca l’armonia nel vino e questo potrebbe essere un anno speciale per il Dolcetto».

Alla richiesta di fare, se possibile, un paragone tra il 2013 e le annate del passato, Abrigo non ha dubbi: «Penso agli anni Ottanta, al 1986 o al 1988, annate che ai barolisti non hanno detto nulla di particolare, mentre a noi del Dolcetto hanno riservato grandi soddisfazioni».

Sulle colline di Farigliano, nella Docg Dogliani, Annamaria Abbona sta ultimando i preparativi per la raccolta delle uve, Dolcetto prima di tutto: «Abbiamo bisogno che il tempo ci assecondi e poi faremo un’ottima annata. Ci sono alcuni caratteri che la renderanno irripetibile: la struttura acida e la freschezza, le escursioni termiche e l’ampiezza dei profumi, le differenze concrete tra una vigna e l’altra che stimolano i viticoltori a razionalizzare le vendemmie. Per il resto, non mi sbilancio. Lo diceva già mio nonno: guai a dire che l’uva è bella e buona prima di averla in cantina!».

Chi ha già finito la raccolta del Dolcetto è Franco Bianco, dell’azienda Castello di Verduno. A Barbaresco ha un paio di vigne di questo vitigno ed è uno di quelli che nel Dolcetto crede come vino non troppo impegnativo. «Le nostre quantità sono piccole e in due giorni abbiamo raccolto i Dolcetti. Un velluto! Uve belle, mature al punto giusto, con poca colatura nonostante gli ultimi freddi. Questo grazie anche a leggeri diradamenti che mettono la pianta in condizione di maturare i suoi grappoli. Non era il caso di esagerare, ma qualche piccolo intervento di riduzione è stato utile».

Giancarlo Montaldo