Davide Almondo di Montà, mastro pasticcere per il Piemonte

INCHIESTA. Il Piemonte ha selezionato il pasticcere di Montà Davide Almondo per “far scuola” ai giovani.
Bottega scuola è un’iniziativa della Regione per rilanciare i mestieri artigiani. Il progetto prevede tre edizioni, ognuna col coinvolgimento di 200 imprese in possesso del marchio Piemonte eccellenza artigiana disposte a “insegnare il mestiere” ad altrettanti giovani tra i 18 e i 35 anni. Tra le imprese ammesse, al termine del secondo bando, c’è anche, unico della zona albese per il settore pasticceria, il montatese Davide Almondo.

«Ho aderito con grande entusiasmo a questo progetto», sottolinea Almondo. «Non ho problemi a rivelare i miei “segreti”. E credo in questo tipo di iniziative perché la mia grande passione è stata affinata dall’insegnamento di tre maestri speciali: mio papà e due fuoriclasse: Gianpiero Gertosio e Rolando Morandin. Inoltre penso che i giovani che escono dalla scuola dell’Arte bianca non siano ancora pronti ad affrontare il mondo del lavoro (figuriamoci il mettersi in proprio). Io cerco di insegnare un mestiere partendo dalle cose più semplici, spiegando i vari passaggi e motivando le scelte di materie prime e ingredienti. Vorrei tanto che la mia esperienza fosse d’aiuto a qualche giovane, dato che né lo Stato, né la scuola agevolano il nostro futuro».

Il progetto dovrebbe decollare a metà marzo. Verrà fatta una selezione delle aziende e dei giovani disoccupati. La Regione corrisponderà loro una somma di 450 euro al mese per un massimo di 6 mesi. All’inizio ci saranno 150 ore di formazione. Il giovane passerà poi al tirocinio in azienda per 30 ore settimanali; infine gli sarà data una valutazione e rilasciato un attestato di frequenza. Nella prima edizione sono state coinvolte 183 imprese e 192 giovani. L’edizione 2014-15, dagli ultimi dati, vede ammesse 175 imprese in Piemonte.
Giorgio Babbiotti

Daniele Casetta, presidente regionale dei giovani di Confartigianato:
«Il lavoro manuale può essere cool»

INTERVISTA. Daniele Casetta, montatese, è il presidente regionale della sezione Giovani imprenditori di Confartigianato. Gli abbiamo chiesto di tracciare un quadro della situazione artigiano nella Granda.

Casetta, qual è la fotografia dell’artigianato locale? «Nel 2014 l’economia della Granda ha sofferto ancora gli effetti di una crisi che perdura. Negli ultimi anni le ditte che cessavano l’attività hanno sempre superato per numero quelle nuove. Le imprese attive sul territorio provinciale sono passate da 20.193 del 2009 a 19.440 del 2013 con una perdita quindi di 783 unità e 1.882 addetti. Il 2014 conferma un ulteriore calo. Il comparto più colpito è stato quello edile, in sofferenza anche i trasporti, i servizi alle imprese e la meccanica. La crisi ha evidenziato la necessità di concentrare l’attenzione su temi che da tempo sono già oggetto dell’azione sindacale di Confartigianato, come l’accesso al credito, la semplificazione della burocrazia, la creazione di reti tra le imprese».
La scuola in quale modo può indirizzare i giovani verso settori lavorativi in cui ci siano ancora spazi di inserimento?  Per quanto riguarda il rapporto scuola-lavoro,
a parer mio, occorrerebbe cambiare la cultura che fino a oggi ha spinto
i nostri migliori ragazzi
a snobbare il lavoro manuale, la convinzione che non sia cool e che l’artigianato rappresenti una sorta d’impiego
“di serie B” ha di fatto lasciato un vuoto in cui si sono inseriti, molte volte, lavoratori sulla carta “meno qualificati”.
La domanda che molti ragazzi, molte famiglie,
di qui ai prossimi anni dovrebbero porsi è: meglio sporcarsi le mani
e imparare un mestiere oppure rimanere disoccupati o passare
da un contratto ridicolo all’altro?». g.ba.