Vino: i marchi non devono sostituire Doc e Docg

VINO Promosso dall’Arev, l’Associazione delle regioni europee vitivinicole, si è tenuto al castello di Grinzane un interessante convegno sul futuro del vino europeo. Una parte era incentrata sul futuro del settore vitivinicolo di fronte alle sfide mondiali, con riferimento specifico ai rapporti Europa e Usa, ovvero il mercato più importante per i vini del Vecchio Continente. Il dibattito, moderato da François-Xavier Simon, redattore capo di Agra Europe, ha posto i riflettori sui prossimi accordi bilaterali Europa-Usa, in procinto di aggiornare quelli stipulati nel 2005. Il tema più scottante è la tutela delle “indicazioni geografiche” (i nostri riferimenti Doc e Docg) che vedono i protagonisti su posizioni opposte: l’Europa vuole difendere la propria impostazione ispirata all’origine territoriale, mentre gli Stati Uniti privilegiano il marchio e quindi l’individualità sul territorio e la dimensione collettiva.

L’intervento del presidente dell’Arev Sergio Chiamparino.

Tutti gli intervenuti (Jean-Marie Aurand, direttore generale Oiv; Michel Dantin, europarlamentare e vice presidente dell’intergruppo vino; Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, Aly Leonardy, presidente del Consiglio europeo professionale del vino, il viceministro dell’Agricoltura Andrea Olivero ed Ersilia Moliterno, amministratore generale della divisione agricoltura e sviluppo rurale dell’Ue) hanno ribadito che per l’Europa le indicazioni geografiche sono elementi irrinunciabili. In particolare, Moliterno ha ricordato che le esportazioni europee di prodotti alcolici verso gli Usa valgono il 50% dell’intero volume agricolo e che tra i due blocchi oggi non ci sono problemi particolarmente gravi. L’impegno dei negoziatori europei dovrà essere quello di far condividere agli statunitensi l’importanza delle indicazioni geografiche: oggi esiste una lista di nomi protetti, ma bisognerà pretendere che in loro favore siano emanate norme americane che ne escludano l’uso improprio negli Usa. E bisognerà dirimere la situazione dei 17 nomi ritenuti generici (tra essi vi sono termini come Chianti, Marsala, Champagne, Chablis), che di indefinito hanno ben poco. Apprezzato è stato l’intervento di Oscar Farinetti, che ha ricordato come il vino europeo farà fronte alle sfide mondiali se i produttori sapranno narrarlo bene e se l’Europa si farà paladina del vino pulito e libero dalla chimica e dalle manipolazioni.

Giancarlo Montaldo