Caso Ceste: le prove saranno distrutte

Confermata in appello la condanna a 30 anni per Michele Buoninconti

COSTIGLIOLE Elena Ceste, di 37 anni, era sparita la mattina del 24 gennaio 2014 dalla propria abitazione di Costigliole d’Asti in cui viveva con il marito Michele Buoninconti, vigile del fuoco, e i loro quattro figli piccoli. Il 18 ottobre dello stesso anno venne trovato un corpo in avanzato stato di decomposizione in un canale di scolo a circa di due chilometri dalla casa della famiglia: fu l’esame del Dna a chiarire che si trattava del cadavere della donna.

Il 18 maggio di quest’anno per Buoninconti è arrivata la condanna a trent’anni in via definitiva: la Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dai suoi legali, confermando il verdetto emesso il 15 febbraio 2017 dalla corte d’Assise d’appello di Torino, e quello del primo grado. L’uomo è attualmente recluso in carcere a Saluzzo.

Un caso ormai chiuso su cui calerà definitivamente il sipario con la distruzione di tutte le prove tecniche e digitali relative al fascicolo processuale: giovedì scorso è stata infatti notificata l’ordinanza in questo senso da parte del giudice del tribunale di Asti, Alberto Giannone, su richiesta del pubblico ministero, Laura Deodato. Il computer e altri dispositivi della madre sequestrati nel corso dell’indagine saranno invece restituiti ai figli previa formattazione.

“Per noi è un po’ prematuro, visto che non sono ancora state depositate le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione”, afferma l’avvocato di Buoninconti, Enrico Scolari dello studio Benni di Ivrea. È dunque probabile che insieme all’altro legale di Buoninconti, il romano Giuseppe Marazzita, decida di opporsi al provvedimento che di fatto precluderebbe qualsiasi ipotesi di revisione del processo: “Realisticamente in casi come questo le possibilità riapertura sulla base di nuove prove non è impossibile; vedo il danno che può derivare da questo provvedimento ma non l’utilità, soprattutto tenuto conto che si tratta di pochi scatoloni. Di solito per questo tipo di reati a distanza di venti o trent’anni in caso di riapertura del processo si trova ancora sempre tutto”, dichiara Marazzita.

Intanto i nonni materni hanno ottenuto in via definitiva l’affidamento dei quattro figli, di cui una da poco diventata maggiorenne. Proprio ai figli spettano i due terzi della casa di famiglia; Buoninconti lasciato loro l’intera eredità ma l’abitazione di proprietà dell’uxoricida è stata dai nonni messa in vendita.

Adriana Riccomagno

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