Omaggio a Silvio Novembre, eroe sconosciuto ai più

Omaggio a Silvio Novembre, eroe sconosciuto ai più

MILANO Il 27 settembre scorso a Milano è morto Silvio Novembre, aveva 85 anni. Chi era? Cosa c’entra con noi? Andiamo con ordine. Novembre è parte importante della schiera di eroi sconosciuti che fanno vivibile il mondo. Maresciallo in pensione della Guardia di finanza, fu fedele collaboratore di un altro eroe civico, Giorgio Ambrosoli, il servitore dello Stato che nel 1974 la Banca d’Italia nominò commissario liquidatore della Banca privata italiana posseduta dal faccendiere finanziario Michele Sindona.

Solo pochi mesi prima dal fallimento della sua banca, Sindona era stato incoronato “salvatore della Lira” dal potentissimo Giulio Andreotti, più volte presidente del Consiglio e ministro. Tuttavia il liquidatore Ambrosoli respinse ogni pressione e non ammorbidì mai la valutazione negativa che aveva elaborato sulla Banca privata. Per l’inflessibilità, l’11 luglio 1979 fu assassinato da un sicario venuto dall’America su mandato di Sindona. Ai funerali di Ambrosoli non partecipò alcuna autorità pubblica, salvo l’allora governatore della Banca d’Italia, Paolo Baffi.

Per tutta la vita successiva, Silvio Novembre si sentì in colpa per non aver protetto a sufficienza Ambrosoli, evitandogli la morte. Ma non avrebbe potuto farlo, perché gran parte dello Stato gli era contro. In prima fila gli alti gradi della sua stessa Guardia di finanza, coinvolti nella loggia segreta P2 di Licio Gelli, che tentarono di corrompere Novembre in ogni modo. Con terribile cinismo, nel 2010 Andreotti quasi irrise il comportamento integerrimo di Ambrosoli, sogghignando in televisione che «se l’andava cercando» (il video è su internet).

Due anni dopo la morte di Ambrosoli, Novembre lasciò la Guardia di finanza e, tra l’altro, lavorò instancabilmente alla diffusione della cultura della legalità fra i giovani studenti.

Adesso veniamo al perché Silvio Novembre c’entra pure con noi. Nel 2001 egli faceva parte del comitato di sorveglianza nominato dalla Banca d’Italia sulla Bcc di Albenga e del Savonese, incorporata dalla Banca d’Alba dove io lavoravo. Quindi nell’attuale Banca d’Alba c’è qualcosa di suo. Nell’ambito del progetto di fusione, lo incontrai e gli parlai sporadicamente. Però ho un rimpianto molto grande: all’epoca non conoscevo i suoi precedenti. Non sapevo quanto fosse gigantesco quell’uomo che ai miei occhi appariva mite e riservato. Altrimenti l’avrei abbracciato per testimoniargli la gratitudine che i cittadini devono ai giusti, come lui è stato. Ho perso quell’occasione, ma sono lieto di rendergli questo piccolo omaggio tardivo.

Giacomo Battaglino

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