Agnelli: senza i pranzi pasquali crollo di vendite

Agnelli: senza i pranzi pasquali crollo di vendite

IL CASO L’economia del Cuneese sta cercando di resistere allo tsunami provocato dal passaggio del coronavirus. Per quanto riguarda l’allevamento, la situazione è particolarmente preoccupante per il settore delle carni ovicaprine. «La vendita di agnelli e capretti, complice la chiusura di ristoranti, mense e agriturismi, è praticamente bloccata. Si tratta di una carne stagionale, legata alle festività di Pasqua e Natale. Quest’anno, dovendo in parte rimodulare il pranzo della domenica e rinunciando alle gite di Pasquetta, la situazione è molto critica. Il consumatore ha poco tempo per comprare e, magari, lo fa al supermercato, scegliendo altri tipi di carne», spiega Franco Ramello, responsabile economico di Coldiretti Cuneo.

A essere colpiti dalla crisi sono anche, e soprattutto, i protagonisti del secondo passaggio della filiera: ristoranti e agriturismi. «Molte strutture stanno cercando di arginare il momento difficile con le consegne a domicilio, ma è una situazione che non può durare per molto tempo e che non può permettere nemmeno di pagare le spese», commenta Elisa Rebuffo, responsabile provinciale di Campagna amica. «In tutta la regione, gli agriturismi hanno studiato menù ad hoc per il giorno di Pasqua», aggiunge Stefania Grandinetti, presidente degli agriturismi di Campagna amica del Piemonte.

In alta Langa la situazione è difficile, come fa notare Franco Allaria, di Murazzano, dell’Associazione allevatori ovini selezionati di razza delle Langhe: «Gli agnelli non li vuole nessuno. I ristoranti sono chiusi e sono calate le richieste. È un’annata disastrosa. Per il nostro lavoro, il coronavirus non ha cambiato nulla: gli animali vanno al pascolo regolarmente e non ci sono problemi a tenere le distanze. È difficile però vendere gli agnelli e i formaggi». Continua Allaria: «Non siamo preparati ad affrontare il problema. Sarà difficile anche pagare le spese per il mangime usato nei mesi scorsi per sfamare gli animali. In tre mesi, tra latte e agnelli, abbiamo perso 50mila euro. Abbiamo anche provato a vendere gli agnelli direttamente alle famiglie con annunci sui social. Abbiamo trovato acquirenti, ma abbiamo costi elevati di trasporto e non possiamo venderli a meno di 12 euro al chilo, quando al supermercato si trovano a dieci».

Anche l’allevatore Rocco Gatto, di Murazzano, che fornisce molte macellerie dell’Albese, segnala un grosso calo: «Abbiamo venduto una decina di agnelli. Lo scorso anno, nello stesso periodo, ne avevano venduti più di 40».

Il coronavirus ha fatto anche saltare la fiera Anduma e tas-tuma, prevista per il 26 aprile a Murazzano. L’auspicio degli allevatori, a questo punto, è di poter proporre la tradizionale Fiera dei trenta, a fine agosto.

Daniele Vaira
Corrado Olocco

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