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Test sierologici a tutti. Vediamo se sono utili

L’INTERVISTA Test sierologici: in Piemonte sono iniziati sul personale sanitario, i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e gli specialisti convenzionati, 70mila esami per un costo di 6 milioni di euro, che l’assessore alla sanità Luigi Icardi spiega come «un’indagine epidemiologica, con l’obiettivo di comprendere le caratteristiche della diffusione del Covid-19 e di fornire fondamentali informazioni per lo studio e lo sviluppo di strategie di prevenzione». Per lo screening la Regione si avvale della rete dei laboratori pubblici, ma ha di recente autorizzato i centri privati a eseguire esami a pagamento per quanti li richiederanno.

«Mancheranno decine di migliaia di medici»

Ma che cosa sono i test sierologici? Sono realmente utili? E quanto costano al cittadino che ne volesse usufruire? Ne parliamo con Francesco Morabito, fino al 2016 direttore generale dell’Asl Cn2 e ora direttore sanitario del centro medico Cidimu di Alba.

Parliamo di test sierologici, dottor Morabito. Che cosa sono? Qual è la differenza con i tamponi?

«A differenza dei tamponi nasofaringei – esami che individuano la presenza del Covid-19 all’interno delle mucose respiratorie – i test sierologici servono a intercettare le persone entrate in contatto con il virus. Sono essenzialmente di due tipi: rapidi e quantitativi. I primi, grazie a una goccia di sangue, stabiliscono se l’individuo ha prodotto anticorpi e quindi è entrato in contatto con il virus; i secondi, che utilizzano invece un prelievo di sangue, definiscono le quantità di anticorpi (immunoglobuline) Igm e Igg. Le Igm vengono prodotte per prime in caso d’infezione. Con il tempo, il loro livello cala, per lasciare spazio alle Igg. Quando nel sangue vengono rilevate queste ultime, quindi, significa che l’infezione si è verificata già da diverso tempo e la persona ha incrociato la sua storia con il coronavirus: potrebbe aver acquisito immunità – ma questo per adesso è un dato ancora tutto da accertare».

I test sono sicuri?

«Al momento se ne stanno producendo molteplici, sempre più sicuri, ma dobbiamo mettere in conto un margine di errore: la loro sicurezza arriva al 95-97 per cento. Sono cioè utili solo se impiegati a livello di screening».

C’è chi li vorrebbe utilizzare per la “patente d’immunità” per il coronavirus.

«Al momento non sappiamo se si diventi immuni e per quanto tempo possa accadere. Il test sierologico serve per valutare l’andamento generale dell’epidemia, ma dev’essere seguito dal tampone orofaringeo per determinare con certezza la positività o meno di una persona».

Quindi, chi ha il sospetto di essere stato vicino a un contagiato o ha avuto i sintomi del Covid-19 attraverso il test può avere un’informazione, ma deve poi comunque prevedere un tampone per avere la conferma dell’infezione? In questo caso chi deve intervenire?

«Certo. Il test è il film della malattia in corso o passata, mentre il tampone è la fotografia esatta legata a una determinata persona. Se si fa il test occorrerà completare l’indagine con il tampone».

Quindi, a chi ci si rivolge?

«Il test dev’essere richiesto dal medico curante e a lui ci si indirizzerà per l’interpretazione dei dati e la decisione sul da farsi nella fase successiva».

Quanto costa un test in una struttura privata?

«Dai 50 ai 70 euro».

Come giudica l’andamento della pandemia da Covid-19 in Piemonte?

«La curva epidemiologica sta scendendo e, se tutti rispetteremo l’obbligo di utilizzare mascherina e guanti e di proseguire con costanza con una buona igiene delle mani, seguendo anche tutte le altre indicazioni fornite, gradualmente il contagio calerà. Peraltro, in Italia ci sono molte regioni quasi indenni al virus, credo anche per le particolari condizioni climatiche. Ritengo che potremo riacquistare un po’ di libertà – evitando ancora gli assembramenti – durante l’estate».

Nella Fase 2 c’è il rischio che il contagio incrementi?

«Se ci sarà attenzione alle regole, no. Se si trascurano le accortezze che ci hanno portato fin qui, l’infezione può incrementare. Ho però la sensazione che il virus si stia depotenziando, mentre aumentano i guariti e gli asintomatici e il caldo dovrebbe fare la sua parte. Sono abbastanza ottimista, anche se dobbiamo prestare attenzione a evitare i luoghi a elevata incidenza di persone, aerare spesso gli ambienti, mantenere in buone condizioni i filtri dell’aria condizionata, fare attività fisica senza esagerare, mangiare bene e sano. Temo, piuttosto, che dovremo aspettarci l’aumento di malattie di tipo nervoso o psicosomatico, legate al forte periodo di stress».

Maria Grazia Olivero

 

Icardi: «ll Ministro faccia chiarezza sulla gestione dei test sierologici»

La Commissione salute della Conferenza delle Regioni, a firma del coordinatore nazionale e assessore regionale alla sanità del Piemonte Luigi Genesio Icardi, ha inviato una nota al ministro della salute, Roberto Speranza, ritenendo necessario che «sia individuata, a livello centrale, una strategia nazionale, attraverso un provvedimento normativo che identifichi modalità operative e le priorità per gestire in maniera integrata gli strumenti di analisi sierologica e molecolare (tamponi)».

Secondo una circolare ministeriale solo il tampone ha una validità diagnostica ma le Regioni fanno presente che il ricorso esponenziale della popolazione ai test sierologici, anche per iniziativa di numerosi sindaci che li stanno promuovendo come strumento di screening epidemiologico di massa, genera incertezza interpretativa e rischia di aumentare a dismisura la richiesta di tamponi, invocati per fare chiarezza sulla diagnosi.

In particolare, le Regioni temono il rischio concreto che la richiesta di tamponi dopo l’esito positivo al test sierologico «possa impedire di effettuare tempestivamente i tamponi necessari (e la cui effettuazione è obbligatoria per legge) a contrastare l’infezione da coronavirus Covid-19».

«È chiara la difficoltà in Italia ad assicurare i tamponi a tutti – osserva il coordinatore Icardi – nessuna Regione sarebbe al momento in grado di garantire questo esame a chiunque lo richieda come strumento di validazione degli esiti sierologici. Occorre che a livello nazionale sia fatta al più presto chiarezza, stabilendo linee guida che valgano per tutti, in tutte le situazioni».

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