L’intervista. Alberto Cirio: «La mascherina difende la vita»

L’INTERVISTA Fiera del tartufo, Asti-Cuneo, ma anche la difficile situazione che stanno vivendo gli istituti scolastici albesi, dove è arrivato il Covid-19. Con il presidente della Regione Alberto Cirio abbiamo fatto il punto sui temi caldi del momento.

Presidente, è partita una Fiera del tartufo extralarge, in un periodo difficile dal punto di vista dei contagi. Lei l’ha sostenuta, vero?

«Era giusto provarci e ho apprezzato lo sforzo del sindaco di Alba e della Questura di Cuneo per prevedere misure che garantissero la sicurezza delle persone. Ora la situazione va monitorata con grande attenzione, giorno per giorno, alla luce del momento di nuovo delicato che stiamo rivivendo».

Nei giorni scorsi avete chiesto di indossare le mascherine nelle vicinanze delle scuole: avevate previsto quello che poi è successo anche nelle classi albesi?

«L’obiettivo è, accanto alla vita, tutelare il lavoro e la scuola. È importante fare in modo di non tornare a misure drastiche. Per questo penso che la mascherina sia uno dei disagi più piccoli, se aiuta a proteggere noi e l’equilibrio che con grandi sacrifici abbiamo raggiunto».

Quanto pensa sia importante sensibilizzare sull’uso delle mascherine?

«Moltissimo, perché oggi molto dipende dai nostri comportamenti. A nessuno piace indossarla, ma credo ne valga la pena: in gioco c’è la vita».

Alla luce dei dati odierni sui contagi, era giusto riaprire le scuole?

«Era fondamentale per far ripartire il Paese. Per questo, l’attenzione è stata massima fin dall’inizio e ho voluto che a scuola ci fosse la verifica della misurazione della temperatura da parte delle famiglie. Il Governo ha impugnato la nostra ordinanza, ma alla fine sia il Tar che il tempo ci hanno dato ragione; ringrazio il personale scolastico per la dedizione con cui sta affrontando una situazione così complessa».

Il Piemonte sta contando i danni per l’alluvione: sono scene che per gli albesi hanno un senso particolare.

«Mi hanno fatto comprendere che non possiamo andare avanti con le toppe. A valle la situazione è rimasta contenuta grazie a ciò che è stato fatto dopo il ’94. È a monte che si sono registrati i problemi più gravi. Nei sopralluoghi di questi giorni tutti mi hanno ripetuto che l’acqua è tornata dove era già uscita in passato. Significa che non sono stati realizzati gli interventi giusti. Serve un piano strutturale di prevenzione idrogeologica; e non è possibile che un sindaco per pulire un fiume rischi una denuncia».

Spesso, in passato, quello dell’attenzione per l’ambiente è stato un tema appannaggio della sinistra: non pensa invece sia un problema che riguarda tutti?

«L’ambiente in cui viviamo non è di destra né di sinistra. Raccontiamo quanto sia bello vivere in montagna, ma se vogliamo davvero tutelare le nostre vallate dobbiamo renderle un luogo sicuro in cui vivere. Vale in alta quota, come in collina o in pianura».

Il ministro per l’ambiente Sergio Costa ha puntato il dito contro i sindaci dei paesi alluvionati. Che cosa ne pensa?

«Ho paura che dagli uffici romani non si veda il mondo reale, per questo ho invitato il ministro a venire a sporcarsi un po’ con i nostri sindaci, che da giorni spalano con le ginocchia nel fango e firmano sotto la loro responsabilità e senza nessuna certezza interventi di urgenza per mettere in sicurezza la loro gente».

È vero che, per stare vicino ai tanti piemontesi che stavano soffrendo, domenica 4 ottobre, per la prima volta ha dovuto rinunciare al Palio?

«Non potevo fare altrimenti, perché i piemontesi sono persone che da sole si riparano la casa, il ponte, la strada. Ma stavolta hanno bisogno di aiuto e di avere lo Stato e le istituzioni vicino».

L’ospedale di Verduno, poco per volta, sta diventando la struttura di albesi e braidesi: come pensa siano andati questi primi mesi di attività?

«Sono davvero orgoglioso dell’aiuto che l’ospedale – che abbiamo atteso per 20 anni – ha dato al Piemonte in questi mesi di emergenza e, a essere sincero, forse il Covid-19 è stato lo stimolo per accelerare ancora di più e consentirci finalmente di aprirlo».

Che futuro avranno gli ex ospedali di Alba e Bra?

«Penso possano avere un ruolo importante in quel percorso di costruzione della rete di medicina territoriale che la pandemia ci ha dimostrato essere il punto debole della nostra sanità».

Quando ripartirà l’A33?

«Da tempo chiedo al Governo la nomina di un commissario per le grandi opere e adesso l’interruzione del collegamento del Tenda lo rende una priorità. Rivendichiamo procedure speciali, perché noi piemontesi sappiamo completare ciò che iniziamo. Da Roma devono solo consentirci di farlo».

Marcello Pasquero