La stampa partigiana: la Resistenza si è fatta anche nelle tipografie

Garibaldini, Azzurri e Gl pubblicarono i loro notiziari anche nelle Langhe, spesso usando mezzi di fortuna

Se saremo uniti, Maurizio Marello ricorda con una lettera i Ventitrè giorni
Capi partigiani escono dal vescovado di Alba il 10 ottobre 1944, all'inizio dei 23 giorni.

STORIA Strumento necessario per diffondere le notizie e l’agitazione politica: la stampa clandestina partigiana ha svolto questa duplice funzione. L’istituto nazionale Ferruccio Parri ha avviato un lavoro di catalogazione e digitalizzazione delle testate, accessibile sul sito stampaclandestina.it, rendendo fruibile a tutti un patrimonio che può fornire un punto di vista inedito sulle dinamiche delle formazioni partigiane, al loro interno e nel rapporto delle une con le altre.

I Garibaldini

La stampa partigiana: la Resistenza si è fatta anche nelle tipografie
Stella tricolore, n. 1, 29 ottobre 1944.

Se si circoscrive la ricerca alle Langhe, si nota che la produzione garibaldina copre un arco di tempo maggiore, pur con un numero totale di copie inferiore rispetto agli autonomi. Stella tricolore. Periodico delle brigate Garibaldi nelle Langhe fu il giornale pubblicato dalla VI divisione delle formazioni comuniste. Il primo numero è datato 29 ottobre 1944 e coincide con l’occupazione di Alba durante i ventitré giorni. Ne seguono altri quattro, tra il 15 novembre 1944 e il 6 maggio dell’anno dopo. Nelle prime edizioni, i richiami politici sono velati. I partigiani operavano in un contesto delicato, anche per quel che riguarda i rapporti con la popolazione rurale, il cui sostegno era fondamentale per operare in clandestinità. Sul numero 2 del 15 novembre 1944, in una colonna dal titolo Ragionate così l’autore risponde a luoghi comuni sui partigiani. «Se non era per i patrioti che mi requisivano un vitello, guadagnavo almeno quattromila lire in più. Ragionate così: “Mi hanno requisito un vitello e l’ho dato volentieri perché in tal modo ho partecipato anch’io a fare qualche piccolo sacrificio per la lotta di liberazione”».

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Compagno, n.1, 1 febbraio 1945.

Stella tricolore ricopre anche la funzione di organo di diffusione dei provvedimenti attuati dalle Giunte popolari, istituite nell’estate 1944 in alcuni paesi delle Langhe a controllo garibaldino, come Monforte e Roddino. Tra gli autori troviamo i comandanti Marco Fiorina Kin, della 48ª brigata Dante di Nanni, Giovanni Latilla, Nanni, a capo della divisione e Giordano Bruno Sclavo, Gim. Quest’ultimo, insieme a Ugo Piano, Ettore, è l’ideatore di Compagno, affine a Stella tricolore ma più artigianale e lieve. Edito in tre numeri dal distaccamento Giovanni della brigata Perotti, che operava tra le valli Bormida e Belbo, presenta testi dattiloscritti e dedica ampio spazio a disegni a mano libera, racconti e poesie. Sembra scritto apposta per tenere alto il morale, senza comunque tralasciare la parte politica. Ironicamente, sulla copertina del primo numero (1° febbraio 1945), appare la dicitura «Si stampa nelle moderne rotative del dattilografo Cello», il partigiano Marcello Paoli.

Gli Azzurri

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Risorgimento, n.1, gennaio 1945.

Gli autonomi del primo Gruppo divisioni alpine di Enrico Martini, Mauri, pubblicano otto numeri di Risorgimento, da fine gennaio al 29 aprile 1945, prima quindicinale e poi settimanale. Diretto da Enzo (Enzo Fogliati) il giornale è stampato a Dogliani, a Cortemilia e a Carrù. Tra le firme della testata, troviamo Luigi Berra, scrittore della Biblioteca Vaticana, Paolo Greco e Franco Antonicelli, rappresentanti del Partito liberale nel Cln piemontese. Sul giornale sono presenti informazioni sulle vicende belliche e approfondimenti politici. La colonna Vocabolario del patriota, pubblicata sul numero 3 del 28 febbraio 1945, riporta la definizione di “defascistizzare”: «Verbo transitivo attivo della prima coniugazione; neologismo da fascistizzare, e da preposizione latina. Vale: epurare, disinfettare l’Italia dal fascismo. L’operazione deve essere totalitaria e si fa sulle cose e sulle persone».

Sempre nell’ambito delle pubblicazioni maurine, vi è L’Alfiere della 12ª divisione autonoma Bra di Icilio Ronchi Della Rocca. Il primo numero, stampato presso la tipografia Casarico a Dogliani, riporta la data del 27 gennaio. A causa di un rastrellamento tedesco nella tipografia doglianese, gli undici numeri successivi usciranno dal 28 aprile al 6 luglio, con notizie di politica locale e ricordi sui partigiani caduti.

Giustizia e libertà

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Lungo il Tanaro, n.1, marzo 1945.

Lungo il Tanaro. Notiziario della 10ª divisione alpina Giustizia e libertà concentra le proprie pubblicazioni in quattro numeri tra marzo e aprile 1945, subito dopo la costituzione ufficiale della divisione. Nell’articolo La nostra rotta è illustrato il ruolo politico delle formazioni di Giustizia e libertà, ben radicate nell’area montana ma strette tra garibaldini e autonomi nelle Langhe. Ebbero comunque un ruolo importante nel tentativo di costituzione del Comitato di liberazione nazionale delle Langhe. Sempre un articolo del primo numero dice, a questo proposito: «I Comitati di liberazione nazionale, che rappresentano la vera unica legale autorità governativa dell’Italia ancora occupata, è necessario siano costituiti in tutti i Comuni. (…) La costituzione di tali organi (…) è urgente e indispensabile, perché i molteplici compiti civili e amministrativi a loro incombenti non consentono dilazioni». Tra gli autori dei testi spicca Giorgio Bocca, comandante della divisione fino al marzo 1945. Dalla rubrica Edicola partigiana, che ospita brevi notizie prese da altri notiziari partigiani di formazioni operanti nelle Langhe e nell’Astigiano, emergono alcune critiche. Agli autonomi è contestato il tipo di aiuti richiesti agli Alleati: «Ci permettiamo osservare che, prima delle armi del nuovo esercito, noi preferiremmo per il nostro popolo cibi e medicine».

Lo stampatore era esposto al pericolo: facile riconoscerlo dai caratteri usati

Tommaso Salzotti ha evidenziato, nel saggio I giornali partigiani (nel volume Con la guerra in casa, Primalpe 2016), il ruolo dei tipografi clandestini che – avviando la collaborazione con i partigiani – si esponevano «al rischio di dure ritorsioni», poiché «dai caratteri di stampa risultava facile ai fascisti individuare il laboratorio».

Il ruolo di Casarico di Dogliani e Olocco di Carrù, per citare i casi dei giornali trattati, va ben oltre un’adesione passiva agli ideali resistenziali. Per forza di cose, bisognava procurarsi i materiali, carta e inchiostro in primis, e giustificarne l’acquisto in un periodo di penuria generale e rigidi controlli. Aspetto interessante riguarda la trasversalità politica dell’attività tipografica. Come esempio, la Casarico, vittima del rastrellamento citato, diede alle stampe, in momenti diversi, periodici garibaldini e autonomi.

Davide Barile

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