Il patrimonio di Antonio Adriano

Al ciabot der bosch, ricordando Antonio Adriano

PRESENTAZIONE «Antonio Adriano ha ancora oggi la forza di attirare gente»: lo ha detto la sindaca di Magliano Alfieri Giacomina Pellerino venerdì scorso nel corso della presentazione del progetto di digitalizzazione dell’archivio dello studioso, scomparso nel 2006 a 62 anni. A lui il paese deve anche il Museo dei gessi, nel quale si è tenuto l’incontro. I responsabili del Creo (Centro ricerche etnomusica e oralità) hanno illustrato il lavoro svolto per il recupero delle registrazioni effettuate da Adriano e dal Gruppo spontaneo di Magliano tra le colline di Roero, Langa e Monferrato, alla ricerca delle testimonianze della vita contadina, altrimenti destinate a perdersi.

Silvana Volpe, che con Antonio fece parte del gruppo, ha ricordato: «Iniziammo a intervistare parenti e amici, poi la voce si sparse. Usavamo dei piccoli registratori, ma a un certo punto capimmo che occorreva un magnetofono: nel 1974 scrivemmo alla Soprintendenza libraria della Regione Piemonte per richiederlo, insieme a numerose bobine. Ci fece da tramite l’allora direttore della biblioteca di Alba, Mariano Corino, e alla fine ottenemmo lo strumento».

Un primo intervento per il recupero avvenne dopo la sua morte a opera del Crel (Centro regionale etnico linguistico), ente antesignano del Creo. Flavio Giacchero, etnomusicologo della valle di Lanzo e responsabile del progetto, ha spiegato: «All’epoca incidemmo su Cd le registrazioni. Con il tempo si è capito che i dischi sono deperibili, dunque occorreva intervenire. Nel 2012 il Crel si è sciolto ed è stato rifondato come Creo nel 2019. E ora, grazie a un contributo della Regione Piemonte, stiamo portando tutto il materiale su hard disk e piattaforme Internet. Nello stesso tempo abbiamo redatto delle schede dettagliate per tutte le bobine, riportando nomi degli intervistati e provenienza, titoli delle canzoni e dei racconti». Nel gruppo che si occupa del progetto c’è lo storico Alberto Lovatto: «Crediamo che il mondo degli archivi sia importante non solo per mantenere la memoria, ma anche per produrre letteratura e restituire al territorio un patrimonio».

La mole di registrazioni è immensa: 1.463 canti e racconti orali registrati, 80 bobine, 1.200 schede compilate e 3.641 minuti di ascolto. Il registro è accessibile dal sito 9CenTro, portale del Polo del Novecento di Torino, di cui il Creo fa parte. Come si può notare, il fondo Antonio Adriano è in buona compagnia: l’associazione dispone anche dei patrimoni archivistici dei maggiori studiosi piemontesi delle tradizioni popolari, tra i quali Gian Luigi Beccaria, Michele Straniero, Franco Castelli e Sergio Liberovici.

Le registrazioni di Adriano sono state suddivise in 84 sezioni. Il materiale, raccolto tra il 1970 e il 1990, costituisce un immenso patrimonio etnomusicale, storico, antropologico e linguistico. È presente un po’ di tutto: canti e musiche tradizionali, ricordi di riti, feste, cerimonie, lavoro, vita contadina, architettura rurale, carnevali, giochi, teatro, strumenti musicali, magia e medicina popolare, oltre a fiabe, favole, racconti e aneddoti. In più, l’archivio costituisce una valida testimonianza sulla percezione che nelle nostre campagne si ebbe degli eventi che caratterizzarono il secolo breve, come la Grande guerra, il fascismo, il secondo conflitto mondiale e la Resistenza. E, ovviamente, si possono ripercorrere le attività del Gruppo spontaneo di Magliano.

Alcune tracce sono disponibili per l’ascolto su Internet. Tra queste, le Rogazioni di Guarene del 1977, ascoltando le quali è interessante notare i rumori di fondo che accompagnano i canti fino all’entrata in chiesa. Oppure i canti degli anziani, ad esempio il brano Bella Gorizia nella versione di Rosa Lusso, classe 1901, di San Giuseppe di Castagnito.

L’accesso ai restanti documenti sonori va richiesto scrivendo all’indirizzo creo.etnomusicaoralita@gmail.com o anche telefonando ai seguenti numeri: 334-19.79.099 e 349-85.13.832.

Contestualmente, l’associazione ha creato un canale YouTube con le interviste recentemente realizzate a testimoni del Gruppo spontaneo: oltre a Silvana Volpe, ci sono Pier Carlo Grimaldi, Franco Castelli, Franco Rocca, Elena Rovera, Mauro Aimassi, Renato Castello e Carlo Sacchetto. Successivamente ne saranno pubblicate altre: a occuparsi di questa parte, oltre a Giacchero, è stato il regista Luca Percivalle.

 Davide Barile

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