Ultime notizie

Abitare il piemontese: la parola della settimana è Comodé (si pronuncia cumudè)

Condire, sistemare, ornare, accomodare, aggiustare, riparare

Abitare il piemontese: la parola della settimana è Possacafé 19

ABITARE IL PIEMONTESE La parola piemontese di questa settimana ci è stata suggerita dall’amico Davide che con entusiasmo cita una cara parente. Cuoca generosa, era solita esortare i commensali a servirsi con abbondanza facendo il bis o il tris, esclamando: beiché ch’e da dlà na j’è ancoȓa da comodé! (guardate che di là ce n’è ancora da condire). Ci si riferisce senz’altro ai primi; comodé (pronuncia cumudé) significa accomodare, ma nella declinazione di condire. Del resto le raviole calde e condite, sono letteralmente “accomodate” nella loro formula ideale per essere gustate. Per i tajaȓin vale lo stesso. Comodé ij tajaȓin succ (condire i tajarin asciutti, scolati), oppure la polenta. Sempre in ambito enogastronomico si può slittare leggermente di significato: comodé ij vin, ëȓ pitanse. Ecco che qui l’accezione diventa servire, sistemare (il vino, le pietanze).

Accomodare è comunque una parola della lingua italiana che significa riparare, rimettere a punto. Un esempio emblematico è riportato nell’atto unico teatrale La Giara di Luigi Pirandello: l’artigiano ambulante chiamato Zì Dima che riparerà la giara, anticipa il suo ingresso in scena esclamando da dietro le quinte: «…scodelle da accomodare»! Si dice anche comodé ij caussèt (rammendare le calze), comodé a la belamej (aggiustare meglio possibile) o comodé ij gorèt per ordinare i giunchi a seconda di lunghezza e dimensione.

La famiglia lessicale di comodé arriva dal latino commodare (disporre opportunamente), derivato da commodum (comodo, adeguato alla misura, opportuno. È in effetti un composto di cum e modo, ovvero a modo, a misura. Infine, comodé può essere sinonimo di ciadlé (di cui già parlammo). Si dice comodé ‘ȓ crin: sistemare il maiale, conciarlo per le feste, macellarlo. Del maiale non si butta via niente (se ne fanno salami, salsicce e pancetta). Quel che si può, si vende, il resto lo si appende. Ecco da dove arriva il modo di dire che nella parlata colloquiale indica abbondanza: na i-è da vende e da pende (ce n’è da vendere e da appendere).

Paolo Tibaldi

Banner Gazzetta d'Alba