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Abitare il piemontese: la parola della settimana è Beté (ebete, tonto, sciocco, stupido, ottuso)

Abitare il piemontese: la parola della settimana è Ciamé

ABITARE IL PIEMONTESE Se ogni tanto c’è chi ci saluta per strada esclamando la parola della settimana in sostituzione del mio nome, a questo giro so che ci spetterà il noto epiteto ingiurioso beté: sia la disgrazia più grande che possa capitare! Sappiamo bene quali e quanti siano gli appellativi piemontesi deputati a giudicare in modo offensivo o, quanto meno, sgraziato. Aggettivo e sostantivo, maschile e femminile, beté è proprio uno di questi. Il vocabolo è pronunciato e scritto in modo diverso a seconda delle zone. I documenti che abbiamo consultato riportano infatti, oltre a beté, anche ebeté e abeté.

L’origine di beté potrebbe riferire al francesismo hébété che dispone pressappoco dello stesso significato: stordito. Come suggerisce il Repertorio etimologico piemontese, non meno interessante è andare a cercare nel latino habetatum, participio passato di habetare (essere ottuso). Hebetem significa debole di mente o stupido. La variante beté è dovuta ad aferesi di e-, suggerita anche dalla connessione semantica e fonetica con il francese bête (bestia, animale).

Tornando all’utilizzo piemontese, beté suona ormai come un giudizio certamente sgradevole, addirittura verbalmente violento:
– Che beté! (che rimbambito).
Et sei pròpi ‘n beté (sei proprio uno sciocco).
– Fate furb, beté! (fatti furbo, scemo).
– Beica ‘d nen fé ‘r beté (cerca di non fare l’ebete).
– Sta là a r’ha na ghigna da beté (quella tizia ha una faccia da ebete).

C’è poi il dispregiativo beteràss, ma anche l’attenuativo beterin-a o betina. Avete mai sentito invece qualcuno che annuncia: r’han fame mnì betè. Non si tratta di vera e propria autoironia. Piuttosto il soggetto malcapitato è stato in balia di chissà quale infinita predica, cantilena o somministrazione medicinale. Fè mnì betè significa frastornare, intontire, istupidire. C’è modo e modo per dire quello che si pensa, pur con libertà di espressione, ma certo è che permettersi di dare del beté a qualcuno con intento oltraggioso, denuncia che il vero problema ce l’ha proprio chi offende.

Paolo Tibaldi

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