“Collisioni”, a Novello laboratorio di idee e musica

Collisioni fa il pieno. Di pubblico, applausi, incontri. Impossibile quantificare: il 27, il 28 e il 29 maggio migliaia di persone provenienti da tutta Italia colonizzavano Novello. Nessuna differenza anagrafica, né posizione professionale o sociale a definire i volti: solo una generica fame d’arte, capace di convogliare le attenzioni in un unico luogo e dare origine, appunto, a collisioni, a coniugazioni di prospettive, opinioni, gesti.

Mischiando musica rock e letteratura – forme espressive accomunate da tensione al cambiamento – il festival è esploso fin dall’avvio. Venerdì, sotto la minaccia (mai concretizzata) della tempesta, hanno «aperto le danze» Caparezza e don Ciotti, in dialogo sulle problematiche psicologiche e sociali della modernità. Hanno lanciato proposte divergenti da quelle mainstream, disobbedienti alle dottrine consolidate: lo stesso Caparezza, poche ore più tardi, presentava il suo album Il sogno eretico. All’imbocco di Novello, in piazza Monviso, una folla ha saltato al ritmo del suo rap elettronico. Il primo giorno calcavano il palcoscenico pure la scrittrice Siri Husvedt e il leader dei Baustelle Francesco Bianconi. Scrivono dal blog della rassegna: «Si incrociano generazioni diverse, meglio, si mischiano generazioni diverse. Capelli bianchi ad ascoltare il frontman dei Baustelle con a fianco ragazzi con la t-shirt dei Rancid. Le Collisioni sono partite ». Analoga massa il sabato, specie per il carisma di Luciana Littizzetto. L’attrice ha parlato del mondo della televisione, dipinto con sarcasmo le dietrologie massmediatiche, i giochi di potere e le ipocrisie dello spettacolo: la gente apprezza, applaude. Stesso giorno, lo scrittore italiano Paolo Nori. Che ci ha detto: «C’è bisogno di un’igiene mentale generale. La gente funziona comeun trasmettitore, sente opinioni e le ripete in maniera acritica: se il telegiornale parla di Alitalia, tutti parlano di Alitalia pur non sapendo nulla di aerei. Basta con i giornali, la televisione, le idee altrui. Almeno per un po’. Impariamo ad ascoltare. Impariamo a entrare in casa e non vedere nostro padre o i nostri cari come mobili». Poi Hanif Kureishi, Hari Kunzu, Luciano Ligabue, Simone Cristicchi e tanti altri. Alla sera, il concerto di Roy Paci sulle basi house e minimal di dj Pony. L’esibizione ha saputo unire gusti e affratellare in una danza collettiva, trasversale alle ideologie e alle differenze anagrafiche.

Giornalisti, operatori, bancarelle, stand, allestimenti. Soprattutto arte: nella ex chiesa penzolavano le opere di Enzo Mastrangelo: effigi futuristiche, impresse su tela, raffiguranti personaggi famosi, dietro l’angolo una performance circense, più in là un’associazione culturale con una struttura policromatica dove all’interno si barattavano libri e si commerciavano idee. In conclusione di festival, da parte italiana, Elio (di Elio e le storie tese) ed Enrico Ruggeri: non hanno suonato ma conversato col pubblico, presentato libri.

Salman Rushdie, William Least Heat-Moon. Ma soprattutto il premio Oscar, Micheal Cimino, regista e sceneggiatore celebre per Il cacciatore e L’anno del dragone. Settant’anni – ma un’estetica da quaranta – occhiali da sole e cappello da cow-boy. Curioso vederlo girare per i viottoli. Si mormora che il primo giorno, quando il cielo intimava disastrosi acquazzoni, sia spuntato il sole non appena Cimino è uscito sul terrazzo dell’albergo. Cosa non può fare una celebrità in provincia. Leggende a parte, è stato un successo. Novello: un laboratorio di idee e cambiamento.

Matteo Viberti