Educare alla custodia del creato

Il 1° settembre 2012 si celebra la 7ª Giornata per la salvaguardia del creato. Nel Messaggio elaborato congiuntamente dalle Commissioni Cei per i problemi sociali e il lavoro e per l’ecumenismo e il dialogo, viene chiesto ai cristiani che la responsabilità verso la creazione divenga una priorità da vivere nel cammino di fede, così come sanare le ferite inferte agli elementi che danno la vita: aria, acqua, terra, sia una necessità per consegnare alle generazioni future un mondo più vivibile.

Lode e riconciliazione. «Celebrare la Giornata per il Creato significa in primo luogo rendere grazie al Creatore, al Dio trinitario che dona ai suoi figli di vivere su una terra feconda e meravigliosa. La celebrazione non può ignorare, però, le ferite di cui soffre la nostra terra. Il creato è segno dell’amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza del creato, a noi affidato come dono e responsabilità. Non possiamo dimenticare le tante sofferenze sperimentate in quest’anno da eventi luttuosi». «Pensiamo alle ferite inflitte dal terremoto nella Pianura Padana; alle alluvioni che hanno recato lutti e distruzioni a Genova, nelle Cinque Terre, in Lunigiana e nel messinese; l’odierna siccità che rovina l’agricoltura».

Guarigione e responsabilità. «A noi come Chiesa in Italia spetta questo compito: riportare il cuore della nostra gente dentro il cuore stesso di Dio, Padre di tutti. Bisogna acquisire la coscienza di una universale fraternità per condividere le risorse della terra e tutelare le ricchezze. Nel messaggio del forum europeo cattolico-ortodosso tenutosi a Lisbona nello scorso giugno si legge: «Non è più possibile dilapidare le risorse del creato, inquinare l’ambiente in cui viviamo come stiamo facendo. La vocazione dell’uomo è di essere il custode non il predatore del creato. Oggi si deve essere consapevoli del debito che abbiamo verso le generazioni future alle quali non dobbiamo trasmettere un ambiente degradato e invivibile».

Educare all’alleanza tra Dio e la terra. «È nell’alleanza tra Dio e la sua creazione, nel mezzo tra ecologia del cuore ed ecologia del creato che il credente trae dalla Bibbia la responsabilità di non disporre a suo piacimento dell’ambiente naturale, “opera mirabile del Creatore”, che reca in sé una “grammatica che indica finalità per un utilizzo sapiente, non strumentale ed arbitrario”. Da questa prospettiva nasce il bisogno di affrontare con decisione i problemi aperti dalle ferite alla terra dal mancato rispetto delle regole sull’ambiente. Quindi è necessaria anche la denuncia di ciò che viola per avidità la sacralità della vita e il dono della terra». «La questione dell’eternit a Casale Monferrato e l’inquinamento atmosferico dell’Ilva a Taranto evidenziano lo stretto rapporto tra lavoro, qualità ambientale e salute delle persone. L’amianto, l’inquinamento dell’aria, la gestione dei rifiuti e delle sostanze nocive sembrano avvenire nel più totale spregio della legalità. Annunciare la verità sull’uomo e sul creato e denunciare le gravi forme di abuso si accomagna alla messa in atto di scelte e gesti (quali stili di vita di sobrietà e condivisione, un’informazione corretta e approfondita, l’educazione al bello, l’impegno nella raccolta differenziata dei rifiuti contro gli incendi devastatori) che sono il modo personale di ognuno per essere una Chiesa custode della terra». «Le stesse mani dell’uomo, sostenute e guidate dalla forza dello Spirito Santo, potranno guarire e riservare il creato ferito, a noi affidato dalle mani paterne di Dio, guardando con responsabilità educativa alle generazioni future verso cui siamo debitori di parole di verità e opere di pace».

A cura di don Lorenzo Castello