2013, abbiamo scelto l’ambiente

Parliamo con l’ingegner Marco Bona, il quale da tempo si occupa di consulenza su tematiche ambientali.

Gazzetta d’Alba è un settimanale “verde”. Che cosa significa?

Significa che la carta utilizzata per il settimanale è certificata PEFC, il che garantisce che si sta utilizzando carta proveniente da foreste gestite in modo sostenibile e controllabile.

Usando carta certificata si dà una mano all’ambiente. Perché?

Perché la certificazione PEFC garantisce la provenienza delle fibre di cellulosa da foreste coltivate e ripiantate in accordo ai criteri e agli indicatori di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale. Una serie di fattori che assicurano un equilibrio tra i valori ambientali, sociali ed economici delle foreste.

Che cosa comporta la gestione sostenibile delle foreste?

Sostenibilità vuol dire non solo che per ogni albero tagliato ne devono essere ripiantati almeno tre, ma che ogni aspetto della filiera viene sottoposto a rigidi criteri etici, come la conservazione delle risorse idriche, della flora e della fauna, il rispetto dei diritti di tutti i lavoratori coinvolti e delle popolazioni indigene, il divieto di usare legno proveniente da fonti non controllate. Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni (Rapporto Brundtland – Wcde, 1987); quindi, permette un gesto concreto a favore del pianeta, perché rende consapevoli che attraverso quell’acquisto si sta contribuendo alla gestione sostenibile delle foreste e alla loro promozione, valorizzando così una preziosa materia prima essenziale all’ecosistema.

Come si fa a essere certi che le foreste siano gestite in modo corretto?

Nel mondo vari sistemi di certificazione identificano i prodotti contenenti legno o derivati (ad esempio, la cellulosa) provenienti da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. I due sistemi presenti in Italia sono FSC (Forest stewardship council) e PEFC (Programme for the endorsement of forest certification schemes), considerati equivalenti a fornire garanzie al consumatore finale sull’origine da foreste gestite in maniera sostenibile (Risoluzione del Parlamento europeo sull’attuazione di una strategia forestale per l’Unione europea, 16 febbraio 2006). Entrambi i sistemi di certificazione sono volontari e si basano su controlli di parte terza; ciò significa che le verifiche e i controlli per ottenere la certificazione sono effettuati da un’organizzazione indipendente e accreditata.

Che idea porta avanti la certificazione PEFC?

PEFC è lo schema di certificazione di gestione forestale più diffuso al mondo. In Italia è stato creato nel 2001 dai principali attori pubblici e privati della filiera foresta-legno, tra cui 12 pubbliche amministrazioni regionali e provinciali, Altroconsumo, diverse Confindustrie provinciali, la Federazione dei consorzi forestali, l’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali, oltre ad altri attori della società civile.

Quante foreste sono state certificate?

In tutto il mondo ci sono circa 240 milioni di ettari di foreste certificate PEFC e l’Italia con circa l’8 per cento delle proprie foreste certificate (770.000 ettari, per lo più nell’arco alpino) è nella media mondiale. Nel mondo solo il 9,5 per cento delle foreste sono certificate secondo i due standard internazionali riconosciuti (PEFC e FSC). PEFC, in particolare è la più grande organizzazione di certificazione forestale (oltre il 65 per cento) , raccomandata dal Parlamento europeo e riconosciuta dalle politiche di approvvigionamento forestale di Belgio, Regno Unito, Danimarca, Olanda, Finlandia, Francia, Germania, Giappone e Svizzera.

Il gruppo editoriale San Paolo, a cui appartiene Gazzetta d’Alba, utilizza carta certificata. Come si può quantificare la scelta in termini ambientali?

Il vantaggio, dal punto di vista ambientale, è rilevante: basti pensare che, solo per Famiglia Cristiana, vengono diffuse ogni settimana 550 mila copie da 164 pagine ciascuna. Per questa rivista vengono utilizzati 150 mila chilogrammi di carta la settimana. Alla tiratura di ciascun numero corrispondono quindi 3,84 ettari di foresta ripiantata con alberi per produrre lo stesso quantitativo di cellulosa usato per stamparla. Tale superficie permette di assorbire 192 tonnellate di CO2 nel proprio ciclo di vita. Per rendere i dati più immediati: gli ettari ripiantati corrispondono a 5,5 campi di calcio e la CO2 assorbita è pari al peso di 38 elefanti africani.

E Gazzetta?

Gazzetta d’Alba, con la sua carta certificata per la componente riciclata e per la componente di fibra vergine, risparmia annualmente 7 ettari di foresta – ovvero la superficie di 10 campi da calcio –, inoltre ripianta 0,7 ettari di foresta – ovvero la superficie di 1 campo da calcio –, un’azione che assorbirà 34 tonnellate di CO2 nel suo ciclo di vita, corrispondenti al peso di 7 elefanti africani. Si tratta di un passo verso i princìpi della ecosostenibilità e della responsabilità ambientale; diceva Ovidio “gutta cavat lapidem”, la goccia scava la pietra. Ma c’è anche un altro vantaggio, legato al messaggio che si manda ai lettori e al resto dell’industria editoriale italiana. La scelta fatta da un gruppo importante come quello di Periodici San Paolo permette all’intera filiera bosco-legno di fare un passo avanti sulla strada della sostenibilità. Una volta tanto, la legge della domanda e dell’offerta agisce in modo virtuoso: quando aumenta la richiesta di carta certificata e proveniente da foreste gestite in modo responsabile, necessariamente le aziende cartarie devono adeguarsi per non essere tagliati fuori dal mercato. E, a cascata, devono adeguarsi anche i produttori di cellulosa e i gestori delle foreste. Gazzetta d’Alba compie quindi un’azione concreta di tutela delle foreste primarie. Una battaglia che si può vincere ma che richiede lo sforzo di tutti, contribuendo a diffondere tra i lettori e nell’opinione pubblica una sensibilità ambientale eticamente fondata.

Maria Grazia Olivero