La vita senza rete di Maria Luisa

Cosa può fare una donna di 55 anni, sola, che ha perso il lavoro? Troppo giovane per la pensione, troppo vecchia per un’occupazione e fuori da qualsiasi ammortizzatore sociale? Èla situazione emblematica di Maria Luisa. Comincia a lavorare a 16 anni in un grande magazzino di forniture per ufficio. Fa carriera, diventando responsabile del settore vendite. Ma nel 2010 l’azienda chiude con un concordato fallimentare. Seguono sei mesi di cassa integrazione e un anno di mobilità; da luglio più nulla. Non può far parte dell’attuale qualifica di “esodata” in quanto il licenziamento conseguente al fallimento non ha previsto l’incentivo all’esodo. Ai suoi 39 anni di servizio dovrebbe poter aggiungere 27 mesi di costosa contribuzione volontaria per accedere al pensionamento, fra un paio di anni. In caso contrario vedrà la pensione quando avrà compiuto 67 anni di età. Mail mercato del lavoro non dà possibilità a una donna di 55 anni: un grande centro commerciale di prossima apertura cerca personale qualificato,ma«massimo quarantenne! ». Scarseggia anche il lavoro domestico: la crisi costringe a fare a meno della colf e anche l’assistenza agli ammalati e anziani è spesso coperta dai familiari. Maria Luisa ha rimediato qualche notte di assistenza a un vicino di casa: pranzo e cena assicurati per un po’ di giorni. Però racimolare quanto è necessario per i versamenti Inps resta un miraggio.

m.b.

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