Corpo e anima: Declinazioni al castello di Magliano Alfieri

MAGLIANO
Sabato 10 e domenica 11 settembre tra medicina, teologia e filosofia
“Declinazioni dell’anima-Il corpo casa dell’anima” il prossimo fine settimana proporrà nel castello Alfieri momenti di riflessione e dialogo, dedicati all’analisi della relazione corpo-anima. Uno degli ospiti è Rossana Becarelli: ricercatrice oncologica a New York, laureata in filosofia alla Sorbona e in antropologia all’École des hautes études en sciences sociales di Parigi, ha fondato la “Rete euromediterranea per l’umanizzazione della medicina”. È direttore sanitario dell’ospedale torinese San Giovanni Vecchio.

Che cosa significa “abitare il corpo”, dottoressa?
«La prospettiva dalla quale si partirà per parlare di anima e corpo è quella dell’antropologia, dello studio del corpo visto attraverso altre culture. Siamo sempre stati certi della nostra identità materiale, che divide noi dagli altri e ci permette di stare al mondo. Analizzando altri popoli, altri tempi e particolari patologie, però, ci siamo resi conto che ci sono molti modi di abitare il corpo e molte situazioni in cui il suo ruolo non è così oggettivo».

Come si può, oggi, parlare del binomio di anima e corpo in medicina?
«Con la laicizzazione della nostra cultura, per molti anni non si è voluto parlare del concetto di anima. Nonostante questo, diversi filoni scientifici hanno riconosciuto l’esistenza di un qualcosa al di là del corpo. È ciò che sperimentiamo ogni giorno, pensando, parlando o compiendo azioni che prescindono dalla nostra fisicità e, a livello medico, è l’ambito in cui agiscono la psichiatria e la psicologia. Questa nuova consapevolezza è fondamentale per parlare del binomio anima-corpo e apre temi complessi, come il rapporto tra vita e morte».

Com’è nata la “Rete euromediterranea per l’umanizzazione della medicina” e quali sono i suoi obiettivi?
«Siamo stati influenzati dai Paesi anglosassoni, per i quali il tema dell’umanizzazione della medicina è fondamentale. Ci siamo posti l’obiettivo di riportare in quest’ambito aspetti come l’arte, la filosofia e la spiritualità. Negli anni la nostra professione è diventata sempre più impersonale, basando il suo operato su macchine e standardizzazione delle cure. Si pensava che questa oggettività potesse essere sinonimo di autorevolezza, ma si sono delineati due fenomeni negativi: i casi di contenzioso medico-legale sono aumentati e, in secondo luogo, è aumentato tra i medici il fenomeno del burnout, il logorio lavorativo. Il nostro gruppo si è proposto di recuperare l’umanità della professione e l’attenzione all’aspetto psicologico, fondamentale sia per il paziente che per il medico».

Alessia M. Alloesio