Quando si vede Dio negli occhi altrui. Testimonianze da Cracovia

GIORNATA DELLA GIOVENTÙ
“Essere misericordiosi come il padre” e “Se sei toccato dalla misericordia, in automatico sei chiamato a dare misericordia”, sono le frasi che Marco Pietro Giorsis di Monticello d’Alba ha portato come tesoro dall’ultima, emozionante Giornata mondiale della gioventù. Ad accompagnare il ritorno di Marco, 21 anni, da Cracovia, un entusiasmo nuovo verso la vita, il futuro e i sogni da realizzare.
Con altri ragazzi della diocesi hai partecipato al gemellaggio che ha preceduto la settimana della Gmg, dal 26 al 31 luglio. Com’è andata?
«Era la mia prima esperienza in una famiglia all’estero e sono rimasto stupito da quanto sia arricchente, da come le famiglie polacche ci hanno fatto sentire a nostro agio, pur avendo abitazioni piccole. A Tychy, il mio compagno albese e io siamo stati ospiti in una casa di dimensioni ridotte, nella quale in Italia vivrebbero al massimo due persone. Vi abbiamo vissuto in cinque, insieme alla famiglia che ci ospitava. È stato indimenticabile condividere le Messe e i momenti di preghiera in italiano e in polacco, recitare il Padre nostro nelle rispettive lingue ma tenendoci per mano, così come celebrare la Messa nell’ex aeroporto di Katowice con tutti i gruppi ospitati nella diocesi durante il gemellaggio (circa 20mila persone). È stato divertente anche potersi vantare di essere la patria di pasta e pizza. Per me è stato fantastico cantare e urlare l’inno della Gmg allo stadio di Tychy».

Quali momenti ti hanno toccato il cuore?
«Mi sono commosso l’ultimo giorno in cui eravamo a Tychy, quando una volontaria polacca si è avvicinata a me e sforzandosi di parlare in italiano mi ha detto: “Nei vostri occhi ho visto la gioia e la potenza di Dio”; e quando, congedandoci dalle famiglie ospitanti, la nostra mamma polacca ci ha salutati con il segno di croce in fronte».

Che ricordi porti nella quotidianità della tua vita?
«Credo sia stata una delle settimane più belle che abbia mai vissuto. Se si nutrono dubbi sulla fede o si vuole arricchirla, la Gmg è un’ottima partenza: consente di constatare che almeno un milione di persone si trovano in un medesimo luogo del mondo per professare un credo condiviso. Quando durante la Messa di apertura è stata suonata Jesus Christ, you are my life, vedere che tutto il mondo la cantava è stata una sensazione indescrivibile: ho avuto i brividi. Non potrò dimenticare l’accoglienza al Papa di giovedì 28 luglio e la Via crucis di venerdì 29, con il Papa che ha parlato in italiano».

Cosa ti è rimasto delle parole di papa Francesco?
«Il Santo Padre ha usato frasi molto esplicite, senza tralasciare termini quali “spaccio” e “droga”: sono questi i momenti in cui si ha la naturale propensione a riflettere sulle vicende della vita avendo come sottofondo le parole di un uomo che si dimostra così moderno, pur avendo l’età dei nostri nonni. Mi rimarranno impresse queste parole del Papa: “L’importante non è cadere, ma non rimanere caduti, sicuri che sopra di noi c’è sempre la mano di Gesù”. Molto toccanti e significative sono state le riflessioni durante la Via crucis: una celebrazione talmente concreta da sembrare quasi “incomprensibile”, troppo reale per essere vera. Non scorderò mai il fatto che durante il pellegrinaggio a piedi verso il Campus misericordiae chi abitava lungo la strada abbia scelto di aprire le case a noi sconosciuti, mettendoci a disposizione acqua fresca a volontà e bagni. Ho provato la fantastica sensazione di essere toccato dalla misericordia».

Non è facile trovare Dio tra tanta gente.
«Nella veglia al Campus mi ha colpito il silenzio di 1,6 milioni di persone davanti al Santissimo: ci siamo zittiti per almeno 10 minuti tenendo una candela in mano, in adorazione. Sono certo di aver incontrato, forse per la prima volta, Dio nelle persone che incrociavo per strada e che salutavo, sapendo che non le avrei mai più riviste. È stato molto emozionante “dare il 5” a tutti, a prescindere dalla forma degli occhi o dal colore della pelle».

È cambiato qualcosa in te dopo questa esperienza?
«Sicuramente il modo di vivere le celebrazioni eucaristiche che oggi sento più mie: dopo averle condivise con quasi due milioni di persone ho la percezione di viverle meglio, così come le lodi mattutine che spesso recitavamo correndo alla ricerca di un treno che ci portasse verso gli altri gruppi. Mi sono poi accostato alla Confessione al Campus misericordiae e anche in quel momento, nonostante fossi tra la gente e nel caos, ho provato la misericordia infinita del Padre. Da tempo faccio parte dell’Azione cattolica di Alba e conduco molte attività come educatore per i ragazzi dell’Acr, ma da settembre, dopo un anno di lavoro nell’azienda dei miei genitori, darò una svolta alla mia vita iniziando il percorso di studi per diventare educatore professionale».
Debora Schellino