Presentato a Pollenzo il nuovo corso dell’elicicoltura

POLLENZO Il nuovo corso dell’elicicoltura è stato sancito da una conferenza ospitata dall’Agenzia di Pollenzo, risultato dell’avviata collaborazione con l’Università di scienze gastronomiche e Slow Food. Il presidente dell’Associazione nazionale elicicoltori (Ane), Simone Sampò, dopo aver ringraziato il «padre dell’elicicoltura e primo maestro» Giovanni Avagnina, ha illustrato il suo progetto per un radicale cambiamento, a partire dal nome del mollusco, non più chiamato lumaca, ma chiocciola.

Un folto pubblico ha partecipato a Pollenzo all’incontro dedicato all’elicicoltura.

L’obiettivo è di puntare alla qualità, seguendo l’esempio di altre eccellenze del territorio e creando un circolo virtuoso in grado d’offrire una gamma di prodotti che spazi dalla gastronomia ai prodotti di bellezza realizzati con la bava. Questo si può fare mettendo in rete gli allevatori, affinché possano scambiarsi informazioni ed esperienze sotto la guida dell’Ane, che metterà a loro disposizione incontri mensili in tutta Italia e un ufficio di consulenza.

In quest’ottica nasce il disciplinare “Chiocciola metodo Cherasco” che difende il metodo d’allevamento al naturale. Parallelamente è partito il progetto di un’accademia che avrà sede a Cherasco, dove confluiranno aspetti didattici e culinari. A questo si aggiungerà la manifestazione di settembre con una nuova veste più accattivante, chiamata Festival della chiocciola.

Una modernità che non deve soppiantare i valori del settore: «Dobbiamo sposare a pieno la filosofia della lentezza della chiocciola. Identificate il vostro allevamento, cercate di trasmettere la fatica spesa nella vostra attività», ha sottolineato Sampò.

Anche il dualismo tra Cherasco e Borgo San Dalmazzo, chiamate a contendersi il titolo di capitale italiana della lumaca, non ha più ragione di esistere, spiega il presidente, «perché entrambe rappresentano la storia del settore. Sono due eccellenze che devono dialogare».

Cristiano Lanzardo