Fabbricati rurali non accatastati, dal Fisco l’ultimo avviso “bonario”

TERRITORIO Circa 800mila in Italia, più di 115mila in Piemonte e 33mila in provincia di Cuneo. Sono i fabbricati rurali non ancora dichiarati al Catasto edilizio urbano. È una situazione che si protrae dall’entrata in vigore della nuova disciplina sul Catasto, cinque anni fa. Ora l’Agenzia delle entrate ha spedito ai proprietari considerati inadempienti un avviso “bonario”, con l’invito a regolarizzare la loro posizione o di segnalare eventuali inesattezze. È la seconda e ultima occasione per evitare sanzioni elevate: chi risponde con una dichiarazione di aggiornamento catastale potrà beneficiare del ravvedimento operoso e pagare un sesto della sanzione (per esempio, un importo tra i 1.032 e gli 8.264 euro si estingue con 172 euro).

Giacomo Tarantino, lei è l’ingegnere che si occupa di immobili per la direzione regionale dell’Agenzia delle entrate: cosa sono i fabbricati rurali non accatastati?

«Dal 2012 tutti i manufatti rurali non devono più essere censiti nel Catasto dei terreni ma in quello dei fabbricati. L’obiettivo è avere un quadro dettagliato del patrimonio edilizio e d’applicare in modo omogeneo il trattamento fiscale. Ovviamente si escludono da quest’obbligo alcune categorie, come le costruzioni inferiori a otto metri quadrati, quelle in elevato stato di degrado e casi analoghi. Dopo aver incrociato mappe e foto aree, abbiamo stilato un elenco dei fabbricati irregolari. Vi rientrano sia le costruzioni che presentano i requisiti della ruralità, con l’obbligo di aggiornarli al Catasto, e sia quelli che non possono più essere considerati rurali, perché per esempio sono crollati. In questo caso, pur non esistendo alcun obbligo, è opportuno segnalare la situazione».

Perché così tanti proprietari non hanno provveduto?

«Se rapportiamo il numero di fabbricati non accatastati al totale delle particelle di terreno censite in provincia, la percentuale è molto bassa. Stiamo parlando di un territorio molto esteso e fortemente agricolo: il fenomeno non è allarmante e dal 2012 molte situazioni sono state regolarizzate in modo autonomo. In provincia di Torino abbiamo verificato come in molti casi si tratti di edifici in pessime condizioni, spesso sconosciuti agli stessi proprietari, magari a causa di ripetute successioni o di una frammentazione della proprietà. È vero che in altri abbiamo trovato edifici di dimensioni maggiori, ma la qualità rimane piuttosto bassa».

Non stiamo parlando di casotti diventati per magia ville con piscina, dunque?

«No, l’abusivismo è senz’altro un altro fenomeno. Abbiamo concluso nel 2006 un censimento delle cosiddette abitazioni fantasma, mai dichiarate. In più, sono gli stessi Comuni a svolgere un’attività di censimento parallelo».

f.p