La biblioteca reale di Torino. Giovanni Saccani parla della cultura sabauda

 

CONFERENZA “Le biblioteche del re. Progetti per internazionalizzare la cultura sabauda” è la conferenza organizzata dall’Università delle tre età, in programma per venerdì 23 marzo, alle 16, in sala Vittorio Riolfo (cortile della Maddalena). Interverrà il direttore della biblioteca reale di Torino, Giovanni Saccani, nel ruolo di presidente del comitato torinese della Società Dante Alighieri. Presente con cinquecento comitati in Italia e all’estero, fu fondata nel 1889 da Giosuè Carducci: da allora il suo obiettivo è tutelare la lingua e la cultura italiana. Tra le iniziative, gli eventi in programma fino al 2021, quando saranno passati 700 anni dalla morte di Dante.

Saccani, che ruolo aveva il patrimonio librario per i Savoia?

«A partire dal Seicento, con Carlo Emanuele I, per poi passare a Vittorio Amedeo II e a Carlo Alberto, si evidenzia la volontà da parte dei Savoia di investire nell’arte, con particolare attenzione alle biblioteche: per il Regno di Sardegna, la cultura era un veicolo fondamentale per aggiungere lustro alla casata e affermarsi a livello internazionale. In quegli anni, c’era una vera e propria gara tra le corti europee per accaparrarsi i volumi più pregiati, anche sulla scia delle scoperte scientifiche. I sovrani amavano costruire nei loro palazzi le cosiddette wunderkammer, scrigni nei quali custodire i loro tesori, proprio come la biblioteca reale».

Un tesoro che è arrivato fino a noi…

«La collezione comprende grandi capolavori: i disegni di Leonardo, in primis il famoso autoritratto, ma anche uno studio di Michelangelo sulla Sibilla cumana poi rappresentata sulla volta della Cappella Sistina, solo per citarne alcuni. Purtroppo la biblioteca è una realtà poco conosciuta in Piemonte e in Italia, mentre all’estero cresce sempre di più il numero di mostre in cui veniamo coinvolti, dal Giappone alla Russia».

Come si spiega?

«Credo che in parte la causa possa essere nel grande prestigio dell’autoritratto di Leonardo, che rischia di oscurare tutto il resto. Stiamo parlando di un patrimonio dall’incredibile eterogeneità, che raccoglie circa duecentomila volumi a stampa, ma anche manoscritti, disegni e pergamene. Senza dimenticare un’infinità di carte geografiche, atti notarili, documenti e tutto ciò che per i sovrani poteva rappresentare al meglio la realtà e la cultura del regno».

La biblioteca reale, ma non solo: come si rilancia un patrimonio culturale?

«Bisogna lavorare sul fronte della valorizzazione. Per tornare alla biblioteca, siamo entrati nel circuito dei musei reali, che ci permette di arrivare a un maggior numero di persone. Se ampliamo il discorso, esistono realtà come la Società Dante Alighieri, che non soltanto promuove l’opera del poeta ma si occupa di cultura in generale, con iniziative su tutti i fronti».

f.p.