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Tartufo bianco: l’area espositiva montatese sarà realtà

MONTÀ Entro marzo dovrebbe aprirsi il bando per il concorso di progettazione del museo del tartufo che avrà doppia sede: ad Alba e a Montà. E se il Comune di Alba è il capofila del progetto, Montà non resta indietro, confermando nel bilancio di previsione uno stanziamento di 500mila euro per la realizzazione dello spazio espositivo che, come il profumato tuber magnatum Pico, si svilupperà sotto terra.
Lo stanziamento, rinnovato nel documento programmatico, ha sollecitato nei montatesi la ricerca di conferme. L’esposizione, di cui si parla da anni, sarà davvero realizzata? Parrebbe proprio di sì, a giudicare dal protocollo d’intesa che la Regione ha siglato, pochi mesi fa, con le Amministrazioni comunali di Alba e di Montà.

Il sindaco montatese Giuseppe Costa ragguaglia: «Tale protocollo è stato sottoscritto il 23 novembre. Prevede la realizzazione del museo ad Alba e Montà, ne ripartisce i contenuti (nella “capitale” il mercato, il mito, la storia; a Montà l’ambiente, la cerca, il cane e il tartufo), aggiunge alle esposizioni la strada del tartufo bianco e ne indica il percorso per la progettazione. Ora ad Alba (ente capofila) si sta predisponendo il bando per il concorso di progettazione, che si chiuderà a settembre».

In attesa del progetto definitivo e di quello esecutivo previsti entro il 2018 cosa state facendo?
«Siamo al lavoro», continua il sindaco Costa, «per sottoscrivere un accordo di programma con la Regione utile a finanziare l’opera. Il costo complessivo (intorno ai 2 milioni di euro) sarà per buona parte coperto dalla Regione e inoltre potremo contare su un contributo della fondazione Crc».
Dovremmo essere quindi alla stretta finale di un progetto che ha avuto una lunga gestazione ma che, come ribadisce il vicesindaco Silvano Valsania, tra i massimi fautori del museo, «ora si è fatto concreto e ha imboccato la giusta strada tecnico- amministrativa per diventare realtà». Valsania prosegue: «Va dato atto ad Alba di aver creduto e lavorato a questo progetto di territorio con risolutezza e in piena sintonia con gli altri enti coinvolti. Inoltre, senza la Regione e la determinazione dell’assessore Antonella Parigi il progetto non sarebbe andato avanti; un grosso aiuto è giunto anche dall’ente Turismo e dal Centro studi sul tartufo. Altrettando determinanti sono stati l’Ecomuseo, la presenza dell’areale tartufigeno delle rocche, le tante iniziative promosse nei Comuni del Roero in questi anni. Per Montà ospitare questo importante punto di riferimento per il turismo in arrivo da ogni parte del mondo, è un’opportunità straordinaria di sviluppo che ci consente di svelare una realtà poco conosciuta e costituita di tanti cercatori, di importanti operatori, di una storia rilevante, di una cultura diffusa che, per diverse ragioni, anni addietro si preferiva non rendere nota. Atteggiamento tipico dei trifolao ma che non ci ha certo favorito nel perseguire lo scopo».
Il sindaco montatese si lascia sfuggire un’anticipazione: «Nella nuova progettazione, non è più prevista la realizzazione di un importante ingresso scenografico (che avrebbe comportato uno scavo enorme in piazza Vittorio, ndr), ma solo un “segno” architettonico d’ingresso sopra lo spazio ipogeo».

Nel numero di Gazzetta in edicola da martedì 27 marzo,  le novità relative al museo naturalistico di Vezza e al complesso espositivo di Magliano Alfieri.

Giorgio Babbiotti