Orizzonte vela: l’aiuto concreto per i disabili

IL PROGETTO  Abbattere barriere fisiche e soprattutto culturali per rendere la società un luogo inclusivo, a partire dalla scuola. Anche se nelle ultime settimane ha suscitato indignazione il caso di Franci – il ragazzo autistico escluso da un liceo cuneese – la Granda è una realtà in prima linea sul fronte dei diritti delle persone con disabilità, grazie a numerose iniziative avviate negli ultimi anni, di cui si sta iniziando a raccogliere i frutti.

Una di queste è il progetto Orizzonte vela, promosso dalla fondazione Cassa di risparmio di Cuneo (Crc). Nato nei primi mesi del 2017, dopo una prima fase di sperimentazione, ha permesso di attivare sull’intero territorio provinciale una serie di pratiche virtuose e innovative, pensate per dare una risposta condivisa alle esigenze delle persone con disabilità intellettiva e delle loro famiglie. È stato un lavoro sviluppato in rete con gli enti gestori dei servizi socio-assistenziali, con le Asl Cn1 e Cn2, con le associazioni di genitori e le realtà che operano nel volontariato nell’ambito della disabilità. Dal coinvolgimento della società alla formazione scolastica e al supporto alla genitorialità, sono numerosi i bandi avviati sul territorio nell’ultimo biennio, per uno stanziamento di risorse di 400mila euro (più il 20 per cento di cofinanziamento degli enti partner).

Orizzonte vela: l’aiuto concreto per i disabili
Sparecchiare dopo un pasto: è uno degli obiettivi proposti a circa 60 persone con disabilità intellettiva coinvolte nel progetto Orizzonte vela. Altre hanno imparato a fare la spesa da sole, ad attraversare la strada, a fare acquisti da un distributore automatico: lo ha spiegato nel suo intervento uno dei relatori
del convegno di sabato a Cuneo, Alessio Vitiello, educatore della cooperativa Progetto Emmaus di Bra.

L’occasione per confrontarsi sui risultati raggiunti e per progettare linee da seguire per i prossimi anni è stato il convegno “L’inclusione possibile. La rete territoriale per costruire percorsi di autonomia e vita indipendente”, che si è svolto sabato primo dicembre a Cuneo. La giornata non è stata casuale, dal momento che il 3 dicembre si è festeggiata la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Durante il convegno, tramite una sessione plenaria e alcuni tavoli di lavoro, sono stati affrontati diversi punti.

Siblings, per fratelli e sorelle di persone con la vita difficile

Un approccio che non guarda solo alla persona, ma in generale al contesto in cui essa vive e si muove. Sul fronte della disabilità, sono queste le nuove sfide da affrontare per rendere l’inclusione reale. Lo spiega Francesca Enrico, referente dell’area disabilità del consorzio socio-assistenziale Alba, Langhe e Roero, che al convegno cuneese del primo dicembre ha presentato l’esperienza dei gruppi rivolti ai siblings, i fratelli e le sorelle dei bambini disabili: «Come consorzio, siamo stati l’ente capofila di quest’iniziativa, promossa sul territorio provinciale nell’ambito del progetto Orizzonte vela, con il supporto dell’associazione cuneese Fiori sulla luna. Negli ultimi mesi, ha partecipato agli incontri una quarantina di bambini tra i 7 e i 14 anni, delle zone di Alba-Bra, Ceva-Mondovì e Fossano-Savigliano».

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Con un approccio ludico e la partecipazione di psicologi ed educatori professionali, i partecipanti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con la disabilità dei loro fratelli o delle loro sorelle, che nel periodo della crescita può portare all’insorgere di alcune problematiche.

Ancora Francesca Enrico: «Se di solito questi bambini tendono a sviluppare una maggiore comprensione verso gli altri, una vera disponibilità all’aiuto, un senso di responsabilità marcato e una certa capacità d’introspezione, dall’altro lato possono soffrire per un senso di isolamento o di diversità nei confronti dei loro coetanei, dovuta anche alla difficoltà di riuscire a ritagliarsi i propri spazi. L’obiettivo dei gruppi è mettere in contatto bambini e ragazzi che hanno in comune l’esperienza di un fratello disabile, aiutarli a comprendere con maggiore chiarezza le sue esigenze ed esplorare allo stesso tempo le proprie capacità, esprimere i propri sentimenti e in questo modo aumentare la comunicazione all’interno delle famiglie».

Sempre nell’ambito del progetto Orizzonte vela, il consorzio albese ha anche avviato un cammino di formazione per gli operatori sul tema della genitorialità, in modo da promuovere nuovi percorsi dal prossimo gennaio. Conclude l’assistente sociale: «Oggi l’approccio alla disabilità è in continua evoluzione e riguarda tutto ciò che ruota attorno alla persona, dalla famiglia alla scuola. Ad Alba sono nate negli ultimi anni diverse associazioni e c’è in generale una volontà di confrontarsi su questo tema: anche se non è facile arrivare a un cambiamento culturale, è stata intrapresa la strada giusta».

Dice Marco Espa, presidente di Abc: la provincia di Cuneo è un modello

Abbiamo parlato con Marco Espa, presidente nazionale di Abc (Associazione per i bambini cerebrolesi), che è a fianco dei genitori di ragazzi con forme di disabilità gravissime. L’associazione, presente anche in Piemonte, comprende una rete di circa mille famiglie da Nord a Sud Italia. Per Espa, il punto di partenza è dare valore al termine inclusione, che «racchiude un significato che va al di là di parole quali integrazione: includere vuol dire non escludere, consentendo a un bimbo con disabilità di crescere e di sviluppare le sue capacità nel contesto in cui vive e nella scuola della sua città, senza spostarsi in strutture specializzate. Dal punto di vista normativo, il sistema scolastico italiano è inclusivo al cento per cento, tanto che altri Paesi europei stanno guardando al nostro modello. Nella realtà, però, capita che si verifichino casi come quello accaduto a Cuneo poche settimane fa, dovuti alle gravi mancanze di alcuni dirigenti scolastici». Ancora Espa: «Nella scuola e nella società, la presenza di persone con disabilità non è qualcosa di penalizzante, ma rappresenta un valore aggiunto per le persone. La città ideale è senza barriere architettoniche, dai marciapiedi ai bus, ma anche quella che riesce a superare le barriere culturali. La nostra associazione ha scelto di contenere nel suo nome la parola “cerebrolesi”, intesa come una sorta di provocazione: i ragazzi con disabilità intellettiva, con i giusti strumenti, possono superare molti preconcetti, con la conquista di una laurea, di un lavoro e della indipendenza. Come arrivare a questi risultati? Con progetti promossi a livello istituzionale. La provincia di Cuneo, con l’impegno portato avanti dalla fondazione Crc in questi anni, rappresenta un reale modello a cui poter fare riferimento».

f.p.

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