La brava gente, Aliberti Gerbotto veste di giallo le Langhe

GIALLO «Un migrante di colore, in Piemonte per la raccolta della frutta, viene trovato ucciso nei pressi della baraccopoli del foro boario, nella prima periferia di Saluzzo», così Gian Maria Aliberti Gerbotto presenta il caso del suo ultimo romanzo, La brava gente.

Alessandro Meluzzi con Gian Maria Aliberti Gerbotto

L’autore dà un piccolo assaggio della trama del suo undicesimo libro: «La “brava gente” ignora il caso e così sembrano fare le Forze dell’ordine. Non però John Alberti, che l’aveva assunto come operaio agricolo per la sua vigna di Barbaresco. Il ricco e ozioso americano, trasferitosi ormai da tempo a vivere in Italia, gli si era affezionato, e ora vuole vederci chiaro. Scoprirà una verità ben più sconcertante e soprattutto ben più sporca e compromettente per la “brava gente” che se ne era lavata le mani. Pregiudizio e vergogna sono il sale di questa storia amara».

Il giornalista saluzzese ha scelto per la prefazione lo psichiatra Alessandro Meluzzi. Come nelle opere precedenti, anche stavolta c’è tanta Langa a fare da sfondo alle vicende, in cui compaiono personaggi reali del territorio: i protagonisti del romanzo vanno alla Fiera del tartufo, passeggiano per le vie del centro di Alba, si rilassano all’Alba village hotel, cenano al ristorante Il cortiletto.

Due capitoli del romanzo sono ambientati a Monforte: protagonista qui il sindaco Livio Genesio, mentre la vigna dove lavora il bracciante assassinato è quella di Roberto Rocca a Barbaresco.

Il romanzo di Gerbotto è disponibile nelle librerie e presto sarà acquistabile anche sul sito Internet della casa editrice Mondadori.

Adriana Riccomagno