La Regione prova a ridare fiducia nuova al Dolcetto

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PIEMONTE Era stato annunciato a più riprese e ora è ufficiale: il 2019 sarà l’Anno del Dolcetto, inteso come uva e come vino. Lo ha annunciato l’assessore all’agricoltura della Regione, Giorgio Ferrero, mercoledì 20 febbraio a Torino.

Le intenzioni sono ottime e, probabilmente, sono anche stati destinati i fondi necessari, ma l’impresa è imponente, vista la situazione di mercato rallentato in cui si trovano i vini a denominazione prodotti con il vitigno Dolcetto. Una condizione di stasi che inevitabilmente si ripercuote sul legame che i vari produttori hanno con questa varietà.

Nonostante le decisioni di molti produttori che in questi ultimi tempi hanno determinato un forte abbandono delle superfici vitate a base di Dolcetto, questo comparto produttivo rimane, nella sua globalità, rilevante. Tre sono le Docg (Dogliani, Diano d’Alba e Ovada), ben nove le Doc: Dolcetto d’Alba, di gran lunga il più diffuso; Dolcetto d’Asti; Dolcetto d’Acqui e Dolcetto di Ovada; seguono Langhe Dolcetto, Colli tortonesi Dolcetto, Monferrato Dolcetto, Pinerolese Dolcetto e Piemonte Dolcetto.

Anche la superficie vitata manifesta ancora numeri importanti: le diverse denominazioni mettono insieme 3.838 ettari di vigneti (dati 2018). Di essi, però, solo 3.137 sono stati rivendicati alle varie denominazioni nell’ultima vendemmia. La produzione complessiva nella medesima annata ha messo insieme 20.443.298 bottiglie.

Sono senz’altro dati rilevanti, ma in forte flessione se li raffrontiamo con quelli di vent’anni fa, quando la superficie vitata totale era di 5.649 ettari e le bottiglie prodotte bel oltre quota 27 milioni.

Per dare forma e sostanza all’Anno del Dolcetto l’assessorato all’agricoltura della Regione ha cercato di coalizzare organismi che rappresentano le realtà produttive e si occupano di quella promozione diffusa che ha segnato in positivo tanti sviluppi del vino. A raccolta sono stati chiamati i consorzi di tutela, coordinati con Piemonte land of perfection – che riunisce i consorzi di tutela del Piemonte e la più importante associazione di viticoltori, la Vignaioli piemontesi – le enoteche regionali e le botteghe del vino, sollecitando i vari organismi a promozionare «il Dolcetto tra le eccellenze vitivinicole piemontesi».

Il braccio operativo sembra essere Dmo Piemonte, la società della Regione per la valorizzazione turistica e agroalimentare. Il suo compito sarà curare «la promozione dell’evento attraverso i suoi canali di comunicazione Web e social, con attività che comprendono la realizzazione di un video sulla storia del vitigno, la creazione di una pagina Web dedicata sul sito visitpiemonte.com e la promozione del calendario in programma». Le principali iniziative che nel 2019 saranno dedicate al vino (ad esempio Vinum ad Alba o l’area istituzionale al Vinitaly) dedicheranno momenti specifici o spazi tematici al Dolcetto come vitigno e vino.

La Regione prova a ridare fiducia nuova al Dolcetto
L’assessore Giorgio Ferrero (al centro) con Anna Schneider del Consiglio nazionale delle ricerche e il giornalista Luca Iaccarino.

Non basterà un Anno del Dolcetto a dare ossigeno al comparto, è ovvio. Si tratterà probabilmente di un’iniezione di fiducia. Ma sono soltanto i produttori che – coinvolti e responsabilizzati nel modo adeguato – potranno con la loro attività e con le loro scelte imprenditoriali farsi carico di recuperare il tempo e lo spazio perduti.

Giancarlo Montaldo

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