Chi ha una parola di condivisione per lo sfiduciato?

Chi ha una parola di condivisione per lo sfiduciato?

PENSIERO PER DOMENICA – DELLA PASSIONE DEL SIGNORE – 5 APRILE

Le parole di Isaia con cui si aprono le letture della domenica delle Palme acquistano particolare rilevanza nel momento che viviamo. Siamo tutti alla disperata ricerca di una “parola” capace di dare fiducia. Non sono tali né l’ottimismo vuoto dei fanatici, né il calcolo freddo dei profittatori, né la paura paralizzante. Le letture bibliche ci offrono una “parola” che apre al futuro: paradossale, ma forse oggi decisiva.

Chi ha una parola di condivisione per lo sfiduciato?

A pronunciare questa “parola” è una persona che sta soffrendo: il Servo di Jahwè di cui parla Isaia (50,4-7), ma soprattutto Gesù, di cui oggi riviviamo il dramma finale attraverso il racconto della Passione secondo Matteo (26,14-27,66). Per chi crede, a rispondere è un Dio che si è fatto come noi, fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2,8). Un Dio che ha percorso il suo calvario di sofferenza ed è morto “solo”, come tanti in questi giorni. Un Dio per cui si è dovuto cercare in fretta e furia una tomba. Il Dio-Gesù non ha pronunciato questa “parola” con le labbra, meno che meno stando sulla croce, ma facendosi vicino a ogni persona sofferente, condividendo fino in fondo la sua sorte.

Com’è possibile che dalla morte scaturisca la vita? È normale che anche dopo duemila anni di cristianesimo questa domanda faccia fatica a trovare risposta. Credere che la sofferenza possa essere fonte di salvezza è stato difficile per i primi cristiani e per lo stesso Gesù. Non sappiamo se nel corso della sua esistenza terrena ci sia arrivato, come documentano due sprazzi: il «Sia fatta la tua volontà» del Getsemani e il «Dio mio, perché mi hai abbandonato» sulla croce. Quel che è certo è che Gesù non ha usato i suoi poteri per allontanare da sé la sofferenza.

Gesù ha dato un senso alla sua sofferenza. L’evangelista Matteo ce lo suggerisce mostrando come in ogni momento del dramma affiori un seme di vita. Durante la cena, alla sofferenza del distacco fa riscontro il dono dell’Eucaristia; la solitudine notturna del Getsemani riceve luce e speranza dalla preghiera; al tradimento di Giuda e alla violenza dell’arresto si contrappongono il perdono e la non violenza; la morte fisica fa scaturire sulla bocca del centurione l’atto di fede più alto: «Davvero costui era Figlio di Dio». Anche per noi, la sfida è dare un senso al disagio, alle sofferenze, per qualcuno al dramma di questi giorni: certo con la preghiera, ma anche con la riscoperta di quella Parola che ha illuminato lo stesso Gesù, con la riscoperta e la messa a dimora di semi di vita nuova, di uno stile di vita diverso, di un’umanità liberata dalle tante schiavitù di oggi.

Lidia e Battista Galvagno


L’Ufficio liturgico nazionale della Cei mette a disposizione uno schema di celebrazione domestica della Settimana santa, in comunione con le celebrazioni del mistero pasquale che si svolgono nelle chiese cattedrali e parrocchiali, senza concorso di popolo. Il sussidio in formato Pdf è scaricabile qui.

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