Bonifica Acna: la procedura di infrazione Ue è archiviata

Auto elettriche nel sito Acna?

VALLE BORMIDA Dopo undici anni si è chiusa una delle vertenze più controverse di una vicenda, quella dell’Acna, in cui non sono certo mancate le situazioni complicate. Ai primi di luglio è stata archiviata dalla Commissione europea la procedura d’infrazione avviata nell’ottobre del 2009 a carico dell’Italia per non aver sottoposto alla valutazione dell’impatto ambientale i lavori di bonifica del sito Acna di Cengio. Sul sito del Ministero dell’ambiente la notizia è stata accompagnata da una dichiarazione del ministro Sergio Costa. «Nel corso degli ultimi due anni al Ministero siamo riusciti a chiudere altre cinque procedure d’infrazione che pendevano sulle nostre teste e sulle nostre tasche. Quella di Cengio era stata aperta undici anni fa e noi, appena insediati, abbiamo voluto rafforzare tutte le azioni negoziali finalizzate alla sua composizione, sottoponendo l’opera a una valutazione ambientale postuma, prevedendo specifiche previsioni per una corretta gestione del sito e, alla fine, la Commissione europea ha riconosciuto positivamente l’impegno del nostro Ministero», ha dichiarato Costa.

La chiusura della procedura ha evitato al nostro Paese un multa di parecchi milioni di euro e, in teoria, potrebbe anche rendere più appetibile il sito di Cengio per eventuali nuovi insediamenti, anche se i lavori da quelle parti non sono ancora finiti e restano aperte parecchie altre questioni. A salvare l’Italia da una più che probabile stangata in arrivo da Bruxelles è stata la valutazione di impatto ambientale postuma di cui parla il ministro Costa, soluzione mai adottata in precedenza dal momento che in genere la cosiddetta procedura Via si fa prima di cominciare una bonifica e non quando questa è quasi completata. È stato nell’agosto del 2017 che l’allora ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti annunciò la disponibilità di Eni a procedere con la valutazione di impatto ambientale postuma. Ora, a conclusione della lunga vertenza, Eni-Rewind (la società proprietaria dell’area di Cengio) ha fatto sapere di non voler commentare l’archiviazione.

Chi invece la commenta eccome è Pier Giorgio Giacchino, fondatore dell’Associazione lavoratori Acna e per molti anni in prima linea nelle iniziative della Valle Bormida piemontese. «La procedura d’infrazione europea è stata superata con una inedita procedura di Via postuma, svolta in termini unicamente burocratici: è come fare la Tac a un morto», afferma senza mezzi termini Giacchino. «L’enorme ammasso di rifiuti tossici nel sito di Cengio fu definito messa in sicurezza permanente e non discarica, come in effetti è. In tal modo i Comuni di prossimità sono stati esclusi dagli indennizzi di legge. Sembra che la cosa non interessi più granché, come se ciò che non si vede non esistesse, come la polvere sotto il tappeto. Solo che sotto quel tappeto giacciono cinque milioni di tonnellate di scorie, proprio in testa alla Valle Bormida piemontese. Un’eredità incombente sulle generazioni a venire per le quali non stiamo facendo nulla», conclude Giacchino.

L’ex commissario Leoni: «Per l’Italia è un’ammissione di colpa»

Per Stefano Leoni, commissario straordinario per la bonifica dell’Acna dal 1999 (anno della chiusura dell’azienda chimica di Cengio) al 2005, «La procedura è stata archiviata perché l’Italia è stata costretta a fare un passo indietro e ad avviare una valutazione di impatto ambientale postuma, ammettendo, di fatto, che prima non era in regola. Abbiamo adempiuto tardivamente, facendo una sorta di ravvedimento operoso. Si tratta di una ammissione di colpa e di responsabilità». L’ex commissario aggiunge: «La buona notizia è che si è evitata la condanna dell’Ue e non ci sono state conseguenze economiche per l’Italia. Il problema è che non sappiamo quale sia il danno causato dal non aver fatto la valutazione di impatto ambientale a suo tempo, quando era necessaria. Ora, il Ministero dell’ambiente, per coerenza dovrebbe passare tutti i documenti alla Corte dei conti e chiamare in causa chi, a suo tempo, ha avuto responsabilità in questo ambito. Ci sono elementi che andrebbero valutati bene». Sul fatto che nel sito di Cengio i lavori non siano ancora terminati, Leoni non è sorpreso: «Esperienze internazionali di bonifiche anche di minore portata rispetto a quella di Cengio, dimostrano che gli interventi principali si fanno subito e poi si va avanti per anni con gli altri lavori. Una bonifica del genere non si poteva chiudere in pochi anni. La data del 2008 indicata a suo tempo per la fine dei lavori non era verosimile».

Corrado Olocco

 

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