Seconde e terze medie ancora chiuse: scelta di prudenza che piace a pochi

SCUOLA Il Piemonte passa dalla zona rossa a quella arancione ma la Regione decide che per la seconda e terza media continuerà la didattica a distanza.

«Il mantenimento della didattica a distanza anche del secondo e terzo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado è una scelta prudenziale, secondo un principio di precauzione, in considerazione di un possibile maggiore rischio epidemiologico relativo alle prossime festività natalizie, considerato anche il contributo significativo che tale misura ha dato nell’inversione di tendenza del trend epidemico e alla luce dell’attuale base di rischio di infezione», sono le parole di epidemiologi ed esperti della Regione Piemonte (Giuseppe Costa, Paolo Vineis, Lorenzo Richiardi, Carlo Di Pietrantonj e Chiara Pasqualini, accanto a Ferruccio Fazio e Giovanni Di Perri), che chiariscono il perché della scelta di mantenere la didattica a distanza anche per le seconde e terze classi delle scuole secondarie di primo grado.

La decisione conferma una misura che nelle zone arancioni è già prevista dal Governo per le scuole superiori, estendendola anche alle ultime classi della scuola media.

«È una scelta dolorosa, ma necessaria», sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. Riaprire la scuola è la priorità più importante ma è fondamentale farlo in sicurezza, per non rischiare di dover richiudere fra un mese».

Secondo Cirio «ripartire senza cambiare le condizioni dei trasporti scolastici e senza scaglionare gli orari di ingresso a scuola, in modo da consentire più turni dei mezzi pubblici che viaggiano al 50% della capienza, significa esporre al rischio molto concreto di un nuovo stop fra un mese. Senza considerare l’impatto in prossimità delle feste: ci sono circa 15 giorni di scuola effettivi da qui all’Epifania. Due settimane in cui i ragazzi rischiano di contagiarsi nel pre e post scuola, portando poi il virus in famiglia».

A spiegarlo in modo inequivocabile sono i numeri. Dall’apertura dell’anno scolastico il contagio in età scolare ha avuto un rapido incremento che ha toccato il picco massimo a fine ottobre, con una crescita che è stata esponenziale in particolare dagli 11 ai 18 anni e più graduale e contenuta fino ai 10 anni. Dall’introduzione della didattica a distanza la curva ha invertito la tendenza, evidenziando l’inizio di una fase in discesa.

Tassi di incidenza per classi età

«Dobbiamo avere buonsenso ed essere prudenti per non vanificare tutto il sacrificio fatto finora», conclude il presidente Cirio. «Riportare a scuola tutti gli studenti del Piemonte è una assoluta priorità. Per cui voglio rassicurare chi giustamente è preoccupato che i nostri figli possano essere penalizzati da una scuola vissuta a distanza: mi sono già confrontato con il direttore dell’Ufficio scolastico regionale e già da lunedì lavoreremo insieme per rimodulare il calendario scolastico e recuperare dalla primavera, cessata l’emergenza, i giorni in presenza che sono stati persi».

Cirio spiega anche che «il Piemonte ha predisposto un piano sui trasporti e gli orari che credo sarebbe opportuno adottare a livello nazionale, se veramente si vuole garantire la scuola in presenza».

La decisione di proseguire con la didattica a distanza in seconda e terza media piace quasi a nessuno.

«Va bene procedere con prudenza e senso di responsabilità, ma perché solo le nostre ragazze e i nostri ragazzi devono pagare la linea rigorista?», si chiede il presidente del gruppo regionale Pd, Raffaele Gallo. «Cirio continua a dichiarare che la Giunta sta lavorando per consentire la riapertura in sicurezza delle scuole per il dopo festività, ipotizzando orari scaglionati. Vorremmo poterci credere ma nutriamo qualche dubbio».

«Invece di andare in piazza a fare il venditore di pentole con gli studenti a favore di fotocamera faccia quello che non ha fatto per tutta la scorsa estate: un piano per il rientro in sicurezza, con orari scaglionati e turnazioni» è la sollecitazione che arriva dal capogruppo di Liberi uguali verdi in Regione, Marco Grimaldi. «Comprendo i timori degli epidemiologi sui trasporti e purtroppo so che la Regione è troppo lenta nel dare al Piemonte un vero piano straordinario dei trasporti. Ma le scuole medie, come ci ricordano in queste ore genitori e gli studenti, sono istituzioni di prossimità, gli studenti spessissimo non si avvalgono del trasporto pubblico per recarsi a scuola».

«Ci stanno prendendo in giro. Vorrà dire che studieremo seduti davanti alla Regione». Non nasconde la delusione Anita, la dodicenne che da settimane porta avanti la lotta contro la didattica a distanza seguendo ogni mattina le lezioni, seduta al banco, davanti alla scuola media Italo Calvino, di Torino.

«La scelta di Cirio non è comprensibile». Lorenza Patriarca, la dirigente scolastica della Calvino di Torino commenta così la decisione. «Se prima la scelta, per quanto dolorosa, era comprensibile, visto che l’obiettivo era fare abbassare l’indice Rt del  Piemonte che era spaventosamente alto, adesso non è logico», sostiene la dirigente scolastica, che è anche consigliera comunale del Pd.

Tra le poche voci a favore dell’allungamento della chiusura c’è la consigliera regionale M5s Francesca Frediani: «Bene la decisione prudenziale di non aprire la scuola adesso. Chiederemo al più presto conto del piano sui trasporti che Cirio ha annunciato ma anche delle modalità di tracciamento e di isolamento dei casi in ambito scolastico». Una posizione non condivisa da alcuni suoi colleghi di partito. «La didattica a distanza non funziona…non così almeno», scrive sul social la vicepresidente del Consiglio comunale di Torino Viviana Ferrero che suggerisce «Meno movida e più scuola e cambieranno i colori. Alla scuola in presenza si deve tornare. Al più presto». Della stessa idea una delle consigliere comunali più critiche nei confronti della Dad, Daniela Albano. «Le chiacchiere stanno a zero: o il Piemonte è zona arancione e i ragazzi e le ragazze hanno il diritto di tornare a scuola  o il Piemonte è ancora zona rossa e Cirio ci nasconde qualcosa».