Sempre pronti ad accogliere il Signore che viene

PENSIERO PER DOMENICA – PRIMA DI AVVENTO – 29 NOVEMBRE

Iniziamo un nuovo anno liturgico, caratterizzato dalla lettura-meditazione del Vangelo secondo Marco, cronologicamente il primo scritto. L’Avvento, con cui l’anno liturgico si apre, ci fa però iniziare la lettura dal fondo, dall’ultimo discorso di Gesù. Lo spunto migliore per la nostra riflessione lo troviamo nella prima lettura, tratta dal terzo Isaia (63,16-17; 64,1-8), il profeta del post-esilio e della ricostruzione. Nella sua pagina c’è l’eco di due domande che forse sono anche le nostre, nel periodo che stiamo vivendo.

Cristo avanza sulle nubi, mosaico del sesto secolo, nella basilica dei Santi Cosma e Damiano in Roma.

Come è potuto capitare? Le tragedie della storia sollevano sempre tanti interrogativi: «Perché ci è capitato tutto questo? Perché proprio a noi?». Le risposte oscillano tra i sensi di colpa – «Ti sei adirato perché abbiamo peccato» – e la ricerca di qualcuno sul quale addossare la responsabilità. Nei mesi passati, e ancora recentemente, abbiamo assistito alla ricerca di un capro espiatorio della pandemia Covid-19, oscillando tra scienza e fantascienza: nessuno, in cielo e in terra è stato lasciato fuori! Il profeta dà voce alle domande, ma non si avventura nella ricerca di risposte. Chiude piuttosto con un messaggio di fiducia e di speranza, attinto dalla sua fede in Dio.

Perché Dio non interviene? Chi oggi fa suo il grido di Isaia: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi», dimentica che tutto questo Dio l’ha già fatto! L’ha fatto per il popolo di Israele, rimesso in libertà dopo l’esperienza dell’esilio e della schiavitù, ma soprattutto l’ha fatto in Gesù Cristo. Nelle parole introduttive della prima lettera ai cristiani di Corinto (1,3-9), Paolo mette in risalto l’importanza di avere questa fede e soprattutto di condividerla con una comunità che ha trovato il suo punto di forza in Cristo, il “Dio con noi”. Dio non ci ha abbandonati. Ma per la lotta contro il male chiede la nostra collaborazione.

La vigilanza è il nostro compito. Questo richiamo che è al centro del Vangelo (Mc 13,33-37) è tipico dell’Avvento. Essere vigilanti può voler dire molte cose: certo essere pronti ad accogliere il Signore che viene, come ci ricordano i bollettini di morte che sentiamo ogni sera al telegiornale. Ma, secondo il Vangelo, vigilanza significa anche svolgere “ciascuno il proprio compito”, soprattutto quando la vita si fa dura. Oggi essere vigilanti ha assunto anche il significato di essere attenti all’altro, non negativamente – avere paura dell’altro – ma positivamente: avere paura di fare del male all’altro. È questa la base della responsabilità, il primo passo dell’amore nei confronti del prossimo.

Lidia e Battista Galvagno