Il distretto dell’enomeccanica di Canelli cresce e chiede più infrastrutture

Le aziende del distretto Canelli-Santo Stefano hanno indicato le priorità per favorire la ripresa 1
Un''immagine dall'alto della zona industriale di Canelli.

CANELLI Un’indagine, promossa dall’Assessorato alle attività produttive del Comune, ha illustrato al viceministro dello sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin le criticità del comparto enomeccanico del distretto industriale canellese. Al convegno “Le meccaniche della ripresa”, che si è svolto al teatro Balbo, diversi interlocutori hanno illustrato le esigenze di un settore, che nei sistemi locali integrati di Canelli e Santo Stefano Belbo (un bacino di 13 Comuni) conta su 5.584 addetti, di cui 2.510 nell’industria manifatturiera, con una densità imprenditoriale di 1,5 unità locali ogni 100 abitanti. Si tratta di un’area ad altissima specializzazione, nella quale esiste un forte dialogo tra produzione vitivinicola e industria meccatronica-impiantistica e in cui la situazione occupazionale è progressivamente migliorata negli ultimi anni grazie alla capacità delle aziende di inserirsi sui mercati mondiali, facendo però sorgere nuovi problemi.

L’indagine non aveva come obiettivo di ricavare veri e propri dati statistici, ma ha permesso di stilare un quadro delle priorità e delle sofferenze delle aziende nel distretto della Valle Belbo, in modo che la Regione possa apportare migliorie cogliendo l’opportunità dei fondi del Pnrr, oltre a quelli ordinari (incrementati dal meccanismo di cofinanziamento nazionale e regionale). È emersa soprattutto la necessità di migliorare le infrastrutture per quanto riguarda la viabilità, come ha spiegato anche l’assessore regionale ai trasporti Marco Gabusi, ex sindaco di Canelli: «Il distretto, così in crescita con le sue aziende enologiche, ricettive e commerciali, ha evidenti difficoltà di collegamento. La stessa problematica si accentua ancora di più per le aziende meccaniche e manifatturiere, in relazione agli spostamenti dei dipendenti».

Tra i punti trattati nell’inchiesta ci sono anche la cura del territorio e del decoro urbano, la formazione e le strutture di accoglienza sia per il turismo (servizi di noleggio biciclette, comunicazione delle attrazioni della zona) che per il settore business (migliorare sale meeting, Wi-fi e favorire il trasferimento dei dipendenti in zona). È necessario che gli istituti professionali e le università intervengano in maniera mirata, progettando percorsi più funzionali e su misura. Un punto delicato per le aziende che, essendo perlopiù piccole o medie imprese, non hanno gli strumenti e le risorse sufficienti per attivare le funzioni formative.

Lorenzo Germano

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