Un laboratorio per due passioni

Un laboratorio per due passioni

ALBA L’unione fa la forza, soprattutto nel campo creativo: all’antico adagio si sono attenute Martina Zeppegno e Valentina Aceto (entrambe classe 1993), quando hanno deciso di aprire, poche settimane fa, in via Gazzano, lo Spazio s’art. Martina e Valentina si sono conosciute al liceo artistico Gallizio di Alba: dopo il diploma, quest’ultima si è trasferita a Torino per l’Accademia di belle arti mentre Martina, dopo il liceo, ha iniziato, nel capoluogo piemontese, un corso di taglio cucito e confezione. «Tornata ad Alba sono subentrata a una sarta prossima alla pensione avviando una mia attività. Dopo quattro anni cercavo uno spazio più ampio», racconta la giovane.

Durante il lockdown Valentina ha deciso di trasferire da Torino ad Alba il suo studio: «Ho avuto modo di riflettere sulla mia condizione e sentire una sorta di volontà di riavvicinamento al mio areale. Unendo le forze con Martina ho deciso di creare una nuova realtà, a metà fra un laboratorio e uno spazio espositivo per altri artisti».

Le due ragazze hanno avviato anche alcune collaborazioni, «con la tatuatrice Paola Currado e il grafico designer Federico Garau. Stampiamo i loro disegni sui tessuti e li cuciamo per realizzare oggetti con un design particolare», spiegano le due giovani. «Ad accomunare la nostra attività è anche il desiderio di dare nuova vita a oggetti dimenticati, scartati o già utilizzati», proseguono, «vogliamo andare alla ricerca del potenziale artistico anche in quegli angoli di Alba un po’ dimenticati».

La filosofia della bottega si pone in controtendenza rispetto all’invasione dei centri urbani da parte delle catene internazionali e dei grandi marchi: il movimento conta altre adesioni ad Alba. I piccoli esercizi sono, secondo Martina e Valentina, «un modo per riappropriarsi del territorio. Lo si vede nelle vie meno esposte del centro storico albese dove sta prendendo vita un quartiere artistico-artigianale, con corniciai, restauratori, studi di scultori, designer e rilegatori». Per le strade di Alba si respira la cultura, non soltanto enogastronomica, che sopravvive alle chiusure legate al Covid-19: molti giovani si stanno lanciando in nuovi progetti. «La pandemia ha avviato una presa di coscienza generalizzata: chi non vuole rassegnarsi alla prospettiva di un lavoro non gradito prova a investire su un progetto proprio e pensa “se va male, chiudo”».

Realtà di co-working (spazi di lavoro condiviso) come quella di Martina e Valentina sono rare in provincia: «In città professionisti di diversi ambiti condividono lo stesso laboratorio, scambiando esperienze e punti di vista. Se ne sente anche qui il bisogno, soprattutto dopo due anni di lockdown».

Giorgia De Carolis

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