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A Fontanafredda il ricordo del cantautore Gianmaria Testa

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SERRALUNGA D’ALBA Gianmaria Testa sarà ricordato sabato 17 dicembre alle 18.30 da un gruppo di musicisti. A partire dalla ligure Giua, per proseguire con Walter Porro di Feisoglio, l’arrangiatore e strumentista di Testa Claudio Dadone e Filippo Bessone. A condurre ci sarà il giornalista musicale astigiano Massimo Cotto. Maria Pierantoni Giua, conosciuta solo come Giua, è nata a Rapallo nel 1982. Cantautrice e chitarrista, inizia a suonare fin da bambina. Ha interpretato brani di Fabrizio De Andrè e si è affermata anche come compositrice.

A Fontanafredda il ricordo del cantautore Gianmaria Testa
La cantautrice ligure Giua

Qual è il suo ricordo di Gianmaria Testa?

«I ricordi sono molti, ma due sono significativi. A diciotto anni lavoravo in un negozio di dischi e, mentre mettevo a posto gli scaffali, mi imbattei in una copertina con una mongolfiera di quest’autore per me sconosciuto. Chiesi di ascoltarlo e mi colpì la poetica raffinatezza e il candore nel raccontare le cose. Dieci anni dopo ebbi il piacere di conoscerlo personalmente in una festa nelle Langhe tra amici. A un certo punto ci chiesero di imbracciare le chitarre e iniziammo a suonare insieme».

Cosa proporrete nella serata di sabato?

«Porro lo conosco bene, con Dadone ho suonato una volta, mentre con gli altri non ho ancora avuto il piacere. Non so bene che cosa salterà fuori, sarà un incontro con musica dal vivo molto emozionante. Personalmente ho scelto cinque brani tra i più significativi».

Il movimento cantautorale italiano è in buona salute?

«Continuano a esserci grandi artisti, ma forse hanno meno visibilità. Le radio e le televisioni parlano un linguaggio diverso, ma in giro per l’Italia ci sono voci di spessore da seguire. Il mercato, poi, è sempre pronto, ascoltare buona musica è un desiderio di tutti. A seconda del tempo storico cambiano i linguaggi, la musica si evolve e prende strade diverse. Sempre, però, nel solco della tradizione del cantautorato».

Quando si parla di cantautori, Piemonte e Liguria vanno considerati come un’unica realtà?

«Ci sono delle affinità, molti musicisti piemontesi si spostarono in Liguria e viceversa. La scuola genovese non fu un organo costituito, ma semplicemente un proliferare di artisti incredibili. La Liguria è una terra particolare, stretta tra montagne e mare: mi piace pensare che se la compressione genera diamanti possa anche dare origine a buona musica. Non faccio fatica a pensare a Conte o a Testa come appartenenti alle due regioni. Il paesaggio e l’ambiente, inevitabilmente, influiscono sul tuo stile». 

Davide Barile

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