RASSEGNA BOVINA, i premiati

Costituire un presidio della Sottorazza albese della coscia. È il sogno, nemmeno tanto nascosto, dell’assessore comunale all’agricoltura Massimo Scavino, che ha aperto il cassetto dei desideri nel corso dell’ultima edizione della Rassegna bovina, giovedì scorso in piazza Prunotto. Sogni a parte, la realtà parla di una manifestazione, da alcuni anni a questa parte, in costante crescita, che quest’anno ha visto la partecipazione di oltre 50 capi, provenienti da allevamenti di tutta la provincia di Cuneo. «Questo risultato positivo ci spinge a proseguire su questa strada», ha commentato Scavino. «La Rassegna bovina, anche attraverso l’opera di recupero della propria memoria storica e il sostegno della condotta Slow Food albese, ambisce a tornare ai fasti di un tempo e ad ampliarsi ulteriormente. L’idea, compatibilmente con le risorse economiche a disposizione, è di dare vita a una grande giornata agricola dedicata alle eccellenze enogastronomiche albesi, nella quale la Rassegna bovina potrebbe essere la punta di diamante».

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Tornando all’edizione appena conclusa, la gualdrappa più preziosa, messa in palio per il migliore vitellone piemontese della coscia intero, è andata all’esemplare dei fratelli Canale di Alba, primo davanti ai bovini di Pier Luigi Chiola di Perletto (secondo), Claudio Borio di Monforte (terzo e quarto) e Giovanni Cordero di Priocca (quinto). Tra le vitelle della coscia, il primo premio è andato all’esemplare allevato da Giorgio Canale di Alba, mentre sul secondo e sul terzo gradino del podio sono saliti i bovini di Claudio Borio di Monforte e della famiglia Tomatis di Cherasco. Nella categoria riservata ai vitelli castrati della coscia, vittoria per Claudio Borio di Monforte, che ha preceduto Paolo Abrate di Fossano e Giuseppe Carbone di Priocca. Nella sezione per manzi da 2 a 6 denti, doppietta per Claudio Borio di Monforte che si è accaparrato primo e secondo premio. Al terzo posto si è classificato Giancarlo Vaira di Serralunga. Categoria delle manze da 2 a 6 denti: il primo premio è stato attribuito a Eraldo Cravero di Villafalletto, mentre il secondo e il terzo premio sono finiti, rispettivamente, tra le mani dei fratelli Rocca di Monticello e di Giancarlo Vaira di Serralunga. Domenico Perlo di Caramagna si è aggiudicato il primo premio nella categoria per le vacche grasse da macello, superando Ombretta Luciano di Villar San Costanzo, seconda. Per quanto concerne i “meticci”, nella categoria per i vitelloni interi, il primo premio è stato vinto dai fratelli Canale di Alba, mentre il secondo e il terzo sono andati a Giovanni Cordero di Priocca e Paolo Abrate di Fossano. Nella sezione riservata alle vitelle meticce, primo premio per Marco Busso di Cavour, che ha preceduto i fratelli Canale di Alba e Paolo Abrate di Fossano.

Enrico Fonte

ALLEVATORI I piemontesi per sconfiggere la crisi

La Rassegna bovina di Alba cresce, ma le difficoltà nel settore zootecnico rimangono. L’eccellenza degli oltre cinquanta bovini esposti giovedì scorso in piazza Cagnasso non basta per cancellare le preoccupazioni che dilagano nel mondo dell’allevamento. Più che di preoccupazione, sarebbe più giusto parlare di sconforto per una crisi del settore che stenta a passare. La manifestazione, come ha spiegato l’assessore comunale all’agricoltura Massimo Scavino, cerca di restituire la giusta visibilità a quegli allevatori, che, quasi stoicamente, garantiscono la sopravvivenza della razza bovina.

Allevare è una professione quasi impossibile. La colpa, in prima battuta, è dei costi di produzione, cresciuti dall’oggi al domani in maniera spropositata. Lo sostiene Pierluigi Chiola, allevatore langarolo e responsabile di Coldiretti della zona di Cortemilia: «Alcune piccole-medie aziende sono state costrette a chiudere i battenti per mancanza di ricambio generazionale, ma il problema che ha creato e crea maggiori difficoltà è quello del prezzo delle materie prime (in particolare mais, cereali, crusca e soia), il cui aumento non è stato seguito da una pari crescita del prezzo corrisposto all’allevatore. Allevare un bovino costa oggi quasi 200 euro in più rispetto gli anni addietro».

In Piemonte, come ha riferito il responsabile albese di Coldiretti Cesare Gilli, c’è anche chi (una minoranza), nel pieno rispetto delle regole, alleva bovini importati dall’estero. Tale sistema, al quale si affianca il fenomeno dell’importazione massiccia di carne bovina da Francia, Polonia, Spagna e Stati Uniti d’America potrebbe comunque diventare – e in parte lo sta già facendo – controproducente per chi, come tanti allevatori locali, ha scelto di puntare sulla qualità. «Ciò si verifica perché», ha precisato Gilli, «manca una legge che imponga ai commercianti di precisare il luogo di provenienza della carne in vendita. Si corre il rischio che il consumatore acquisti una carne anonima, andando di conseguenza a penalizzare gli allevatori nostrani». In attesa dell’etichetta obbligatoria e di un adeguamento dei prezzi, la speranza degli allevatori è riposta nei nuovi canali di vendita che potrebbero aprirsi in nuove regioni italiane. Una concreta possibilità per evitare che uno degli ultimi baluardi dell’eccellenza agricola piemontese si smarrisca nella globalizzazione.

e.f.

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