Stella Miloucheva

A chiudere le Olimpiadi delle città gemelle che si sono tenute ad Alba dal 27 al 31 luglio  è stata l’esibizione delle allieve dell’asd Gymnastics school Stella Miloucheva. Ad accompagnare le ragazze è stata lei, Stella, campionessa del mondo nell’esercizio a squadre con la Nazionale bulgara di ginnastica ritmica nel 1969. Ecco il nostro colloquio.

Quando comincia la storia di Stella Miloucheva?

«Inizia il 22 gennaio del 1949 a Sofia in Bulgaria. Anove anni e mezzo ho iniziato con il balletto classico, una grande gioia per mio padre, il quale sosteneva questa passione. Mia madre invece vedeva per me un altro futuro: voleva che cantassi. Ero nel coro Bodra Smiana, uno dei più importanti della Bulgaria».

Quando ha iniziato l’attività agonistica?

«Molto presto, fin dai 12 anni nella società Spartak. Oltre alla ginnastica ritmica ero brava in molti sport: salto in lungo e in alto, lancio del peso, fino alla danza artistica e agli anelli».

E quando ha capito che quella sarebbe stata la sua vita?

«Ho capito fin da subito di aver trovato il mio mondo nella ginnastica, uno sport completo che mi ha permesso di coltivare il grande amore per l’arte. Basti dire che mi esibivo sulle note di un pianista che suonava dal vivo, la musica era in ogni passo, in ogni mio movimento».

Dalla passione diuna ragazzina alla ribalta mondiale.

«All’epoca c’erano pochi tornei e la ginnastica ritmica era ben lungi dal diventare uno sport olimpico, lo sarebbe diventato solo nel 1984 a Los Angeles. Ho partecipato per la prima volta ai mondiali del 1967 a Copenaghen, in Danimarca. Ero parte di una squadra perfetta. Siamo partite benissimo, ma in quegli anni la politica entrava nello sport. Nel giorno della finale, quando tutti ci davano per vincenti, fummo retrocesse al terzo posto. Quel mondiale lo vinse la Cecoslovacchia davanti alla Russia. Si trattava di un complotto per premiare Cecoslovacchia e Urss. Ricordo il pubblico fischiare e battere i piedi, persino la principessa Margherita di Danimarca era sconvolta. Per fortuna il riscatto non si fece attendere molto».

Quanto?

«Due anni più tardi, nel 1969, ai mondiali di Varna in Bulgaria. In qualche modo entrai nella storia, perché quattro mesi prima diedi alla luce la mia primogenita Erica, ma questo non mi impedì di coronare il mio sogno. Nell’esercizio a squadre sbaragliammo la concorrenza e diventammo campionesse del mondo, prendendoci ciò che ci era stato ingiustamente sottratto due anni prima. Era una squadra straordinaria, composta da campionesse che hanno fatto la storia della ginnastica ritmica: Sonja Peeva, Vera Marinova, Bogdana Todorova, Violeta Elenska e Despa Catelieva».

Poi, che cosa successe?

«Nel 1971 non partecipai ai mondiali, perché aspettavo la mia secondogenita, Lubov. Continuai l’attività agonistica fino al 1973, quando abbandonai la pedana per dedicarmi al ruolo di allenatrice».

A 24 anni già allenatrice?

«In Bulgaria, dai 18 anni di età si cominciavano a seguire corsi per fare l’istruttore, poi si seguiva una vera e propria scuola per allenatori che durava 6 mesi, in cui si studiavano materie come psicologia e filosofia».

Si chiuse così per lei una pagina ricca di successi e se ne aprì un’altra ancora più appagante.

«Gli storici dello sport hanno individuato due epoche d’oro della ginnastica bulgara, la prima che arriva fino ai mondiali del 1973 a Rotterdam, in Olanda, che mi ha vista protagonista come atleta, e la seconda, dal 1973 in avanti, nelle vesti di allenatrice e selezionatrice. Sono stati anni ricchi di soddisfazioni e trionfi fino all’apoteosi dei mondiali di Monaco di Baviera del 1981, quando la Nazionale bulgara vinse 15 medaglie nelle 16 categorie della ginnastica ritmica».

Come arrivò in Italia?

«La prima volta nel Bel Paese fu nel 1982, firmai un contratto con la Federazione italiana in qualità di allenatrice e selezionatrice, lavorando con due mostri sacri della ginnastica tricolore come Amalia Tinto e Marina Piazza. Dopo l’Italia, ho allenato in Grecia, Ungheria, Germania e Inghilterra ».

E che cosa l’ha portata ad Alba?

«Ad Alba lavorano le mie due figlie. Nel 2002, dopo tanto peregrinare, ho deciso di raggiungerle».

Quando ha iniziato la collaborazione con il Csi albese, istituendo la scuola che porta il suo nome?

«Nel 2005, con mia figlia Erica, Mauro Nebbia (presidente del Csi Alba) e Aldo Aria ci siamo imbarcati in quest’avventura che ci regala continue soddisfazioni».

Qual è la realtà con cui ha dovuto confrontarsi?

«Ad Alba c’è carenza di palestre per la ginnastica ritmica, fa eccezione la palestra Montessori, che è un vero gioiello, ma la struttura viene concessa solo per poche ore alla settimana. A questo proposito vorrei fare un appello al sindaco Maurizio Marello e all’Amministrazione comunale: ad Alba c’è un potenziale che non deve essere disperso».

Si dice che lei scelga personalmente i body per le sue atlete andando ad acquistarli a Kiev in Ucraina.

«È vero, ogni anno vado in Ucraina nel negozio di Anna Bessonova, campionessa del mondo di ginnastica ritmica nel 2007 e una tra le massime interpreti di sempre di questo sport. Posso trovare body che non si trovano in nessun’altra parte del mondo».

Come può una campionessa del mondo che ha allenato e coltivato talenti di livello mondiale trovare gli stimoli per calarsi in una piccola realtà come quella albese?

«Mi sento prima di tutto un’educatrice, educo bambine dai 4 anni in su, non le alleno allo sport, ma alla vita, ai quattro pilastri della ginnastica ritmica: la disciplina, l’organizzazione, la concentrazione e l’attenzione. Cerco di stimolare la loro mente prima del loro corpo, con l’obiettivo di farne delle donne e non solo delle atlete. Questa è la mia vocazione, per questo sono convinta che allenerò per sempre, inseguendo un risultato che è ben più importante del giudizio di qualsiasi giudice».

Marcello Pasquero