Un cammino di luce da Alba a Santiago, a Gerusalemme

Roma, Monte Sant’Angelo, Santa Maria di Leuca, Lourdes, Santiago de Compostela, Gerusalemme, Betlemme. Raggiunte, a piedi come i pellegrini dell’antichità, da Roberto Conte e Severino Marcato – insieme, per una o più delle tappe, o per una parte di queste ultime, a un pugno di amici. Una strada lunga poco meno di 3.600 chilometri, un viaggio portato a termine in periodi diversi – con partenza ogni volta da Alba – che unisce idealmente le “capitali” della cristianità. Anche se Severino, con la consueta semplicità, dice che i partecipanti non volevano «dare messaggi, volevamo fare solo un pellegrinaggio».

Un regalo per gli abbonati a Gazzetta. Un’esperienza raccontata in Un cammino di Luce, titolo del libro edito da Gazzetta e disponibile da pochi giorni. 176 pagine con testi agili e 352 fotografie, acquistabile a venti euro compiendo un gesto che andrà a finanziare il restauro delTempio di San Paolo. I lettori del nostro giornale lo possono ricevere in regalo iniziando o rinnovando l’abbonamento. Il viaggio iniziò nel 2000, l’Anno santo, con l’Alba-Romadi Severino e Luciano Scalise. Cinque anni dopo al nostro fotografo si uniscono Conte e il quindicenne Francesco Tarditi, per andare da sotto le torri a Lourdes; nel 2006 il percorso è Alba-Roma per Roberto Conte e Francesco Tarditi; nel 2007 Roncisvalle- Santiago de Compostela-Finisterre (Roberto, Severino con Cesare Prando). Seguono Monte Sant’Angelo sul Gargano- Santa Maria di Leuca (2008, Severino e Roberto); Roncisvalle-Lourdes (2009, Roberto, Severino e Angelo Berbotto); Roma-Monte Sant’Angelo (2009, Roberto, Severino e Angelo); nel 2010 Akko (la San Giovanni d’Acri dei crociati)-Gerusalemme- Betlemme con un gruppo che comprende Severino Marcato, Roberto Conte, Cesare Prando, Angelo Berbotto, Pierangelo Bonardi, Ezio Gaia. «All’inizio non pensavamo di fare tutta questa strada», spiega Severino. Un’impresa sportiva – le prime tappe furono molto lunghe e faticose, con tratti di oltre 42 chilometri al giorno, scesi poi a 30-35 – che non ha messo in secondo piano il significato della strada che si stava percorrendo: «Il lato spirituale del percorso è sempre stato al primo posto. Abbiamo mantenuto uno stile di vita sobrio; alla mattina prima della partenza recitavamo una preghiera; al calar del sole, quando possibile, cercavamo una chiesa per un momento di riflessione o per partecipare alla Messa. Tutti siamo sempre stati d’accordo su questo». La logistica è stata semplice: «All’inizio ci siamo serviti di un camper, poi abbiamo dormito in ostelli o in conventi, come quello sul monte Carmelo in Israele, o abbiamo trovato ospitalità da amici».

Quando si chiede a Severino se ha trovato un punto in comune nell’ambiente di Paesi così diversi la risposta è: «L’accoglienza cordiale che abbiamo avuto in Spagna, dove è consueto il passaggio di pellegrini, l’abbiamo riscontrata anche in Francia, Italia, Israele. E quasi tutti sapevano dov’è Alba e cosa produce. In Molise abbiamo persino trovato un trifolao locale che ringrazia ancora Alba per la promozione che ha dato al prodotto». L’ultimo pensiero di Severino è per i compagni di viaggio: «Li ringrazio tutti, Roberto in particolare, che ha camminato con me per 5 milioni di passi».

Paolo Rastelli