Relazioni senza equilibrio

Si svolgerà ad Alba, lunedì 28 novembre, nella sala multimediale dell’Asl Cn2 in via Vida, il seminario rivolto a infermieri, psicologi, educatori professionali, medici psichiatri, intitolato “Borderline: troppo vicino, troppo lontano”, organizzato dalla cooperativa Progetto Emmaus in collaborazione con l’Asl Cn2 (tutte le informazioni sono sul sitowww.progettoemmaus. it/seminario). Risponde alle nostre domande sull’argomento Cecilia Dalcielo, direttrice del servizio di ospedalizzazione psichiatrica dell’Asl Cn2.

Come si definisce il disturbo borderline?

«Il disturbo borderline di personalità si può definire, in linea con i moderni sistemi classificativi delle malattie mentali, come una persistente instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore, marcata impulsività, che si possono manifestare in vari contesti di vita. È evidente che la definizione contiene delle valutazioni legate ai valori delle società di appartenenza, al momento storico, al ciclo vitale, e altro. Non si tratta quindi di una vera malattia, anche se questi tratti di personalità possono diventare elementi di vulnerabilità per malattie anche gravi, quali le psicosi».

Come si manifesta?

«Le manifestazioni comportamentali che orientano verso la diagnosi di borderline sono impulsività dannose per la vita di un individuo, come prodigalità, abuso di alcol, sostanze stupefacenti, dipendenza dal sesso, abbuffate di cibo, guida spericolata; ricorrenti minacce o gesti autolesivi o potenzialmente suicidi; rabbia immotivata e intensa. Comportamenti che rappresentano, spesso, sforzi disperati di evitare l’abbandono reale o fantasmatico da parte di figure significative. Infine, sentimenti cronici di vuoto e una tendenza all’idealizzazione e alla demonizzazione degli individui con cui strutturano relazioni significative. Lisbeth Salander, la protagonista della trilogia di Millennium di Stieg Larsson potrebbe essere classificata come disturbo borderline di personalità con alto funzionamento, in quanto le proprie anomalie di condotta (violenza, promiscuità, ricerca del pericolo), seppure trasgressive e antisociali, non compromettono il funzionamento globale, un po’ di più quello sociale».

Quali sono le cause del disturbo?

«I disturbi di personalità e tra questi anche il borderline, non sono riconducibili a una causa specifica, ma a più fattori predisponenti; fra questi, predisposizione genetica del soggetto alla disregolazione emotiva; esperienze infantili di svalutazione dei propri pensieri e stati emotivi; interazioni caotiche e inappropriate con familiari e amici, fino a carenze di cure, maltrattamenti e abusi sessuali. L’ipotesi di Antonello Correale, che terrà ad Alba il seminario del 28 novembre, coinvolge l’attitudine dell’adulto importante verso il bambino che con il proprio modo di comportarsi, il suo stile, il suo linguaggio, determina una “emozione soverchiante” che tende a ripetersi nel tempo, divenendo eccessiva e travolgente».

Qual è l’incidenza del disturbo?

«Qualche dato per dare un’idea dell’impatto di questa patologia e del suo consumo di risorse istituzionali: dall’1 al 2% della popolazione ne soffre, ma ne è affetto il 10% della popolazione psichiatrica ambulatoriale e il 20% di quella ospedalizzata; tra i disturbi di personalità è quello più rappresentato (dal 30 al 60% a seconda degli studi). Secondo alcune scuole, però, una parte di pazienti con funzionamento border vengono classificati come bipolari, in considerazione del fatto che hanno molti sintomi affettivi, anche se prevalentemente caratterizzati da rabbia e discontrollo degli impulsi».

Quale la prognosi e quale il trattamento?

«La prognosi è più sfavorevole in presenza di tratti antisociali, scontri fisici, abuso di sostanze “pesanti”, tratti paranoidei. Il trattamento raccomandato dalle linee guida prevede l’associazione di terapia farmacologica e psicoterapia. Tuttavia, essendo per definizione il borderline un paziente “instabile” con tendenza alla idealizzazione e alla svalutazione delle relazioni significative, e quindi anche dei terapeuti, nella pratica è molto frequente la tendenza a smettere le cure. I farmaci più comunemente usati sono gli stabilizzatori dell’umore e gli antidepressivi per fronteggiare i sintomi affettivi e il discontrollo degli impulsi, gli antipsicotici, specie quelli di seconda generazione, quando si sviluppano sintomi psicotici (deliri, disorganizzazione ideativa e del comportamento). La situazione è ancora più complicata quando il disturbo di personalità borderline è in comorbilità con un disturbo da abuso di sostanze, per cui l’associazione farmacologica è ancora più delicata e deve prevedere una particolare cautela. Per quanto riguarda la psicoterapia, questa dovrebbe essere il trattamento di elezione: in alcuni casi va orientata al cambiamento degli schemi disfunzionali, alla regolazione emotiva e allo sviluppo di relazioni sane per il paziente; in altri casi focalizza l’attenzione sui comportamenti suicidari e sul miglioramento della qualità di vita. In ogni modo si tratta di trattamenti onerosi, che prevedono un impegno di alcune ore settimanali per circa due anni; i trattamenti possono essere individuali o di gruppo, talvolta combinati».

a.r.