Droga, effetto supermercato

Il Servizio per le tossicodipendenze è impegnato nella cura e nella prevenzione, con attenzione agli adolescenti, dell’abuso di droghe e alcol e proseguirà nel 2012 a cercare d’intervenire. Giuseppe Sacchetto è il direttore del Sert dell’Asl di Alba-Bra.

Cosa spinge i giovani ad avvicinarsi all’alcol, Sacchetto?

«Si può parlare per lo più di connotati culturali, legati al piacere e alla socializzazione. Il modo di approcciarsi all’alcol dei giovani è molto diverso da quello degli adulti. Nel primo caso di può parlare di binge-drinking, fenomeno anglosassone, il bere compulsivo e incentrato in un’unica occasione con l’obiettivo di ubriacarsi. A differenza del passato, in cui la famiglia offriva ai ragazzi il primo contatto con bevande alcoliche, soprattutto vino presente su ogni tavola, ora i giovani si confrontano con questa sostanza con i coetanei durante gli anni delle medie e dell’“iniziazione”.

Questi comportamenti sono parte della vita di ogni adolescente. Si può parlare di esplorazione e trasgressione, ma è difficile definire l’età in cui termina questo tipo di approccio, che sta diventando un modello sociale. A conferma vi è la forzatura della concezione di “gruppo”, basato sull’emulazione, sulla solidarietà, che allontana i giovani dalle tradizioni delle nostre terre spingendoli all’eccesso».

Qual è il rapporto che i ragazzi hanno con gli stupefacenti?

«Negli ultimi tempi si può parlare di effetto supermercato, del consumo indiscriminato della sostanza disponibile. A differenza degli anni Settanta, in cui l’eroina era la droga per eccellenza, non vi è una sostanza tipo,mavengono assunte le droghe in base al momento, a ciò che viene svolto. I ragazzi non vogliono estraniarsi dal mondo, ma fanno uso di stupefacenti per “esserne parte”.

La maggioranza dei ragazzi consuma una piccola dose – il fenomeno è definito “orizzontale” – e la scelta ricade per lo più su droghe che contengono un livello di principio attivo molto basso. Questa caratteristica conduce gli adolescenti a non conoscere i rischi dell’assunzione e a ricadere nella quotidianità. La dipendenza è un problema che viene posticipato, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto fisico. La nostra zona per fortuna non è paragonabile alle metropoli dove vi è disponibilità di sostanze con maggiori concentrazioni».

Le dipendenze da gioco e da videogioco coinvolgono anche i più giovani?

«Nel primo caso è molto difficile: i ragazzi hanno pochi soldi e quindi non cadono nel circolo vizioso. E per il secondo aspetto non si può ancora parlare di dipendenze da videogioco: prima di incorrere nel problema molti genitori si rivolgono a strutture adeguate per chiedere consigli. Ma questa è la generazione digitale e negli ultimi anni si stanno ponendo le basi, a causa dell’uso eccessivo, di alcuni tipi di dipendenza da videogiochi».

Manuela Anfosso